Napoli. Il re è morto, viva il re: sotto con Gattuso, ma Ancelotti non è l’unico colpevole

“Yeah! This is the end, this is the end, calling for revolution”, cantavano i The Used nel 2014, per i non avvezzi alla lingua anglosassone tradotto è S√¨! Questa è la fine, questa è la fine, chiedendo rivoluzione”. Da questo si potrebbe partire per vedere la situazione in casa Napoli, dove nella tarda serata di ieri è arrivato l’esonero del tecnico Carlo Ancelotti. Una rivoluzione voluta dal presidente Aurelio De Laurentiis, ma anche da alcuni senatori all’interno dello spogliatoio azzurro. Un rapporto che non poteva più continuare, un rapporto deteriorato da proclami estivi, scelte societarie e altre questioni interne. Ora il capro espiatorio, quello designato a prendersi tutte le colpe è lui, quel tecnico emiliano, che ha vinto tanti titoli, ma che a Napoli e col Napoli non si è mai sposato veramente. In realtà, come ormai è palese, le colpe sono di tutti. Partendo dal mister, reo di aver attuato discutibili scelte che hanno creato confusioni tattiche e errate valutazioni di mercato, dei calciatori ammutinati e non, rei di non aver avuto veramente un comportamento da campioni, bens√¨ da provincialotti, ma anche colpe della società, che crescendo di risultati e di notorierà è rimasta quella delle dimesioni della Serie C.

Adesso è chiesta la vera rivoluzione, arriverà Gennaro Gattuso, che con molta probabilità dirigerà quest’oggi il suo primo allenamento a Castel Volturno. Un cambio dovuto, forse anche azzardato, per dare una scossa alla squadra e cercare di rientrare in corsa all’obiettivo di campionato e a quel posizionamento in classifica per la Champions League. Ancelotti ha pagato per tutti, ma ora i calciatori dovranno dimostrare che le colpe siano veramente tutte dell’ormai ex tecnico, un peso di responsabilità maggiore per tutti, a partire dal capitano Lorenzo Insigne, apparso avulso ad ogni dinamica di gioco nelle ultime uscite dell’ancelottiano Napoli. Se continueranno a non esprimersi al meglio, saranno i primi a passare sotto la gogna mediatica. Gattuso raccoglie un’eredità complicata da gestire, ma la sua grinta e spontenietà potrebbero essere le carte giuste per ravvivare questa squadra e mettere a posto chi non vuole remare nella stessa direzione. Ora “Ringhio” deve far fede al suo soprannome guadagnato sul campo da calcio, per far dimenticare subito una gestione non proprio entusiasmante con uno spogliatoio probabilmente spaccato.

Cambiare ora è dovuto, ma se il cambio fosse avvenuto quell’estate del 2018 a fine di un ciclo, forse avremmo potuto apprezzare un Napoli diverso, ma con Carlo Ancelotti ancora saldo sulla panchina azzurra. Ma il re è morto, viva il re. Salutiamo Ancelotti e applaudiamo all’arrivo di Gennaro Gattuso.

Gianfranco Collaro