Napoli. Da Mazzarri a Benitez, analogie e differenze dei due tecnici

Come ogni volta che c’è un cambio panchina che si rispetti ci sono i confronti tra i protagonisti. Lo insegnano Don Revie e il successore sulla panchina del Leeds United, Brian Clough. Quindi ora è il turno di paragonare i due allenatori che hanno, in qualche modo, contriuito alla storia del Napoli Walter Mazzarri e Rafa Benitez.

L’allenatore di San Vincenzo ha trascorso quattro stagioni sulla panchina azzurra tra alti e bassi, risultati posotivi e delusioni, pregi e difetti. Ora è sopraggiunta l’era Rafa Benitez messo già sotto accusa dopo circa 6 mesi di permanenza al Napoli.

Al momento il Napoli è terzo in classifica con 2 punti in meno rispetto alla scorsa stagione, (nello specifico le statistiche registrano 2 punti nelle ultime 3 partite con 6 gol subiti e 3 fatti. ndr) nella semifinale di Coppa Italia e nei sedicesimi di Europa League.

Entrambi sono personaggi in possesso di grande carisma e questo nessuno può negarlo, ma hanno due credo calcistici completamente differenti. Al momento sul banco degli impuntati c’è lo spagnolo perchè dalle ultime partite il suo Napoli appare più opaco rispetto a quanto visto ad inizio campionato: un avvio straordinario, sia dal punto di vista del risultato che dal punto di vista tecnico e tattico. Va sottolineato che il tecnico ha sempre affermato che la forma del Napoli è al 75%.. Il tutto è ben documentato. Silver Mele di Radio Marte ieri è stato invitato proprio dallo spagnolo a osservare tutti i dati che vengono raccolti durante le partite. Questi dati riguardano tutti i giocatori messi in campo. Le scelte di formazione sono fatte proprio in base a ciò che è stato appuntato. Si conteggiano i km percorsi in corsa dai calciatori, si reistra la velocità di percorrenza, quanto un giocatore cammina,ecc, ecc. Ecco perchè, per esempio Higuain e Hamsik sono stati messi in panchina. Nello specifico, il primo per prevenire un calo di forma e il secondo perchè ancora in fase di recupero.

A questo proposito non è possibile fare un confronto con l’ex tecnico azzurro, in quanto tutto quello che riguardava l’allenamento era top secret. Oltre a questo, è palese che le scelte di Mazzarri più che da un rendimento tecnico-tattico registrato sul campo riguardavano, non una simpatia personale, ma sulla base di certezza: Mazzarri si affida “a ciò che conosce per non lasciare niente al caso”. Ma questo non sempre ha pagato.

Ciò che differisce l’uno dall’altro è anche il modo di affrontare le situazioni. Iniziando dalla gestione delle partite. Benitez opta un regolare, seppur minimale, turnover, Mazzari, al contrario, ha una formazione titolare, che varia solo in caso di squalifica o infortunio. A questo si aggiunge la questione riguardante la costruzione del gioco. Lo spagnolo tendenzialmente è aperto al gioco tipicamente spagnolo e inglese con il passaggio a terra, offensivo e tocco di prima, mentre Mazzarri ha la tendenza a usare una sorta di catenaccio a centrocampo, basato sullo studio dell’avversario, l’attesa e i contropiede Entrmbi non si spostano dal modulo preferito: il 4-2-3-1 per Benitez e il 3-4-1-2 per il toscano. Il Napoli è molto offensivo, ma si affida spesso alle ripartenze, nonostante il tasso tecnico nel reparto avanzato sia superiore al passato.

Reazione al risultato. In questo caso le differenze vengono maggiormente a galla. Da un lato c’è Mazzarri, che in caso di risultati negativi cerca di svincolarsi dai propri errori ricorrendo ad ablibi a volte improbabili, quali la mentalità dei giocatori o gli errori arbitrali. Dall’altro c’è Benitez, che ha mostrato il suo modo di pensare commentando la sconfitta di Bergamo senza appellarsi ad un possibile rigore non concesso.

La gestione della rosa. Mazzarri voleva una panchina composta da massimo 22/23, ma statistiche alla mano in campo ne scendevano appena 14 o 15. Mentre Don Rafè, come viene chiamato sul Golfo, non limitava il numero di giocatori da ingaggiare, ma a volte la sua presenza ha favorito la conclusione positive di alcune trattative (vedi Revelliere, Albiol, Reina vecchie conoscenze del tecnico, ndr). Per quanto riguarda il vivaio, Mazzarri ha mostrato di avere una propensione per i giocatori di esperienza. E sebbene Serve la giusta miscela fra esperienza e gioventù” alcuni talenti acquistati dal Napoli non hanno trovato spazi nelle gerarchie del tecnico . Al contrario, lo spagnolo dimostra sul campo di fidarsi ed avvalersi di giocatori giovani e freschi. Basti pensare a Coutinho lanciato durante la gestione Inter

La gestione delle competizioni. Nonostante abbia sempre dichiarato di voler onorare tutti gli impegni, Mazzarri, non sempre è riuscito a far fede alle sue parole. Basti ricordare come, urante l’ultima stagione da allenatore del Napoli, abbia affrontato Coppa Italia e Europa Leagu. In quelle competizioni l’allenatore toscano ha potuto sperimentare nuove tattiche, a discapito dei risultati, delle prestazioni e del proseguio della corsa alla finale. Benitez grazie alla sua esperienza internazionale riesce a gestire al meglio tutti gli impegni ottimizzando al meglio le energie dei suoi. Ad ora gli azzurri concorrono per tutte e tre le competizioni a cui partecipa. L’uscita dalla Champions non può essere considerata un fallimento visto il record registrato: eliminazione dalla Fase a Gironi con ben 12 punti all’attivo in un raggruppamento molto complicato. Come lui stesso dice gli errori e le sconfitte ci possono stare, la priorità è il campionato, cioè posizionarsi possibilmente al secondo posto per evitare i preliminari di coppa.

Probabilmente a Napoli l’aria sta cambiando. Che il salto di qualità vero e proprio sia iniziato proprio dalla panchina? Sorvolando su errori e sconfitte perchè errare è umano, Don Rafè siamo con te!

Cristina Mariano

Condividi