Napoli. Cambia l’egemonia 520 giorni dopo: Roma e azzurri scalzano la Juve

Tutto ha inizio nel tardo pomeriggio di sabato. Sono circa le 19.30 ed il minuto 73 di Inter-Juventus quando Giorgio Chiellini, fino ad allora impeccabile guerriero della banda-Conte, si addormenta con la palla tra i piedi. Alvarez ringrazia ed inizia la sua corsa verso l’area bianconera. Il neoentrato Icardi, poi, uno che, per antonomasia, quando vede le strisce zebrate non riesce a non segnare, si smarca alla perfezione ballando sulla linea dei difensori avversari e, una volta a tu per tu con Gigi Buffon, lo fredda con un destro da bomber. Mancano 17′ alla fine e la Juve si ritrova, incredibilmente per la storia recente del campionato, sotto. 120” dopo (causa un’estasi forse troppo perpetua nell’immediato post-gol interista) Vidal riporta i conti in pari, ma la gara finisce 1-1. La Juventus è ancora capolista, ha 7 punti dopo 3 giornate, ma deve sperare, per mantenere il suo predominio, che Napoli, Fiorentina e Roma non portino a casa i 3 punti. Altrimenti bye bye primato, dopo ben 525 giorni di leadership incontrastata.

Il resto è storia nota. Higuain e Callejon rendono il Napoli realmente “real”, mentre Florenzi, Totti e Strootman fanno tris con la Magica; solo la Viola toppa, causa una prestazione non perfetta ed un arbitraggio forse non ineccepibile. E, come se non bastasse, Cuadrado e (soprattutto) Gomez si fanno male. A ieri sera intorno alle 22.30 la classifica, aggiornata, parla chiaro: Napoli e Roma a 9 punti, Juventus, Fiorentina ed Inter a 7. La Serie A, e ci viene quasi da dire: “finalmente!”, cambia capo do più di 520 giorni, un anno e mezzo, e per almeno i prossimi 6 vedrà giallorossi ed azzurri, due squadre del Sud, appollaiate sul primo gradino del podio.

Ma cos’è che hanno in comune queste due realtà? Proviamo a scoprirlo, guardando agli ultimi match. In primis, entrambe, per quanto provenienti da stagioni radicalmente diverse, hanno puntato su tecnici nuovi e, soprattutto, stranieri. Garc√¨a è un francese di chiare origini iberiche mentre Don Rafè è madrileno purosangue. Entrambi attuano la difesa a “4” (troppi, per una squadra con ambizioni di internazionalità, 5 uomini a difendere) e prediligono il gioco corale, chiedendo spesso anche agli stessi difensori centrali di imbastire dalle retrovie con un terzino più consono alla fase passiva (Maggio e Balzaretti) ed un altro pronto a spingersi fino al fondo (Maicon e Zuniga). A centrocampo, almeno nei numeri, le cose cambiano: Benitez sceglie due mediani, più tre “trequartisti” in supporto dell’unica punta, Garc√¨a invece lascia un regista dinamico (De Rossi) davanti alla difesa e due mezzali di assoluta qualità in suo supporto (Pjanic e Strootman). In avanti, le punte centrali di entrambe le squadre, quotate ad un gioco totalitario e ,nel caso, fatto anche di sacrificio, vengono supportate dal gran lavoro delle ali, gente di qualità (Insigne, Callejon, Gervinho, Florenzi, Pandev, Ljajic) con la licenza di tagliare centralmente. Non è un caso che, dalla parte degli azzurri, Callejon sia già a quota tre gol in due gare e mezza giocate e Florenzi lo segua a due.
Il segnale è chiaro, dopo anni di stasi, la novità ponderata, studiata, affidata ad uomini d’esperienza e dal forte profilo internazionale, sta cominciando ad avere la meglio. Via Cavani, Campagnaro ma soprattutto Marquinhos, Lamela ed Osvaldo, ecco Mertens, Reina, Albiol ma soprattutto Callejon ed Higuain da un lato e i vari Maicon, Strootman, Gervinho e Ljajic dall’altro. Anche il mercato, con i diesse Bigon e Sabatini pronti ad immedesimarsi nel pensiero dei rispettivi tecnici, ha portato i frutti sperati. Se si lavora bene, arrivano anche i risultati.
Ora, questa non vuole essere la celebrazione in pompa magna della nuova egemonia in Serie A, la Juventus è ancora più forte e l’Inter di Mazzarri può rompere, e come, le uova nel paniere, ma la lode a due società per il loro progetto tecnico. Inutile negare poi, col cuore che già vibra, quanto sarebbe bello portare uno scudetto in meridione dopo 13 (tredici!) anni di egemonia sull’asse Torino-Milano. La via è quella dell’internazionalità.