Napoli. Calciomercato e il (finto) possibile addio di Benitez

Calciomercato per molti versi è sinonimo di aspettative e di sogni. In molti casi è anche sinonimo di destabilizzazione e di ansie. Molti di questi casi riguardano la piazza partenopea, con voci di mercato venute fuori dal cilindro di pseudo maghi della penna, che vedono protagonisti i pilastri di questa squadra. Marek Hamsik è diventato da diversi anni il tormentone del calciomercato, con le continue allusioni a partenze imminenti puntualmente smentite dallo slovacco. Ora tocca a Rafael Benitez.

Il 2014 del Napoli si è concluso in maniera ottimale e con il recupero di un po’ di serenità da parte dei tifosi. L’anno solare degli azzurri è segnato da alti e bassi, da record e da delusioni. La prima stagione dello spagnolo sulla panchina del Napoli è stata ricca di critiche e di elogi, a causa del cambiamento di modulo, che secondo molti ha bloccato il gioco di Hamsik. Il capitano ha sempre avuto cifre eccellenti, in quanto a gol realizzati, per il ruolo che ricopre. Lo scorso anno però la statistica non è stata confermata, anche a causa di un infortunio che l’ha tenuto lontano dai campi per circa due mesi A seguire, il blocco psicologico del calciatore ha fatto s√¨ che le sue prestazioni, da sempre altalenanti, fossero messe sotto la lente di ingrandimento dando la colpa proprio alla sua nuova posizione, dietro la punta. Sotto accusa è stato anche il mercato, o le presunte voci di mercato, che vedevano la cessione di molti mazzarriani, come spesso sono stati definiti i giocatori dell’era Mazzarri. Tre di questi sono Behrami, Dzemaili, Cannavaro. Proprio per l’ultimo le critiche sono state molte, da parte dei tifosi, che fino a qualche mese prima speravano nella sua cessione. A giugno, però il Napoli è reduce da un numero a 3 cifre di gol, record assoluto per la squadra (104 gol stagionali n.d.r.), una retrocessione all’Europa League al termine di una fase a gironi di Champions, che vedeva il Napoli e le sue dirette concorrenti a 12 punti, un terzo posto e una Coppa Italia. Al ritorno dal Mondiale in Brasile, la squadra, composta da circa 12 nazionali, ha avuto qualche difficoltà. Il mercato non ha riempito tutte le lacune, come ci si aspettava, ed i problemi in zona difesa e mediana sono rimasti. Questo soprattutto sia per un calo di Albiol, che per un mancato innesto adeguato. Koulibaly, infatti, il roccioso senegalese acquistato con largo anticipo per la sessione estiva, ha dato s√¨ qualche preoccupazione, specie all’inizio, ma si è ripreso alla perfezione, proprio come un motore diesel, che più si scalda più rende al meglio. √à ancora sotto accusa la difficoltà della squadra a vincere con estrema facilità partite che sulla carta non dovrebbero creare alcun problema. In particolare, le sconfitte con Chievo e Udinese nella seconda e terza giornata del campionato corrente hanno acceso, assieme alla mancata qualificazione in Champions League, negli animi volubili dei tifosi partenopei, sentimenti contrastanti tendenti alla sfiducia totale verso dirigenza, il che ormai è cosa di ogni giorno, allenatore e giocatori. Tutt’altra storia in Europa League, dove la squadra ha mandato segnali ben diversi, qualificandosi con una giornata di anticipo, collezionando 4 vittorie, una sconfitta e un pareggio, e al primo posto. L’ultima partita dell’anno solare è stata quella contro la Juventus, che ha portato alla vittoria della Supercoppa Italiana. Guardando ai numeri, è il secondo trofeo dell’anno, emulando la stagione 1990/1991, che iniziò con il Napoli detentore del secondo scudetto e continuò con la vittoria della Supercoppa Italiana, per la prima volta.

Il Presidente Aurelio e Laurentiis non è famoso per l’allontanamento precoce dei suoi allenatori, e crede, come ha dichiarato a più riprese, nel lavoro dello spagnolo. Nelle scorse stagioni, per la precisione nella seconda stagione della gestione Mazzarri, il Napoli fin√¨ quasi malamente il suo campionato, posizionandosi al 5¬∞ posto in classifica, ma con la vittoria della Coppa Italia. Benchè se ne dica, la panchina di Mazzarri non fu mai in bilico se non per volere dello stesso tecnico di San Vincenzo, che lasciava in sospeso la sua intenzione di continuare nel progetto azzurro.

Tornando indietro nel tempo, quando Benitez era l’allenatore dell’Inter reduce dal triplette, nonostante il palese boicottaggio di molti giocatori neroazzurri nei suoi confronti, il tecnico vinse due trofei in soli 6 mesi: Mondiale per club e Supercoppa Italiana. Contrariamente a quanto successe con l’Inter, quando il tecnico si disse scontento dell’atteggiamento della dirigenza nerazzurra, nella conferenza stampa precedente alla partita contro l’attuale capolista del campionato, Benitez, ha dichiarato di voler continuare ad allenare il Napoli. Ha dichiarato di aver rifiutato due offerte. La famiglia Benitez, ormai è risaputo, è residente a Liverpool, e il tecnico appena possibile vola in Inghilterra per stare con i suoi familiari. Fu proprio questo uno dei motivi per il quale fu aspramente criticato ad inizio stagione. Il Napoli in quel periodo affrontava malamente la mancata qualificazione alla Champions per mano dell’Athletic Bilbao, e la sua partenza fu vista come una sorta di fuga e di resa. Le partenze continuano ad essere, per molti giornalisti, un motivo per ipotizzare il trasferimento e la nostalgia del tecnico nei confronti della famiglia, tanto da meditare di non rinnovare il contratto con la società azzurro. Un rinnovo in verità che tarda ad arrivare, cos√¨ altri rinnovi, come quello di Christian Maggio.

Per quanto la stagione 2014/2015 non abbia avuto un avvio invidiabile, rimangono ancora molte partite per cercare di finirla al meglio. L’anno solare del Napoli non è proprio quel che si definisce un fallimento, mentre le varie illazioni sul futuro e su sentimenti personali di Rafa Benitez non sono altro che‚Ķillazioni. Sulla base della logica il progetto di crescita abbracciato dallo spagnolo sta dando i risultati auspicati. L’obiettivo scudetto, come detto dallo stesso patron azzurro, facendo un mea culpa qualche giorno fa, fu un impeto di tifo, più che realmente un obiettivo palesemente dichiarato. Inoltre, per quanto possibile, le richieste dell’allenatore riguardo agli obiettivi di mercato e i possibili innesti vengono sempre rispettate. Sotto questo punto di vista bisogna sempre ricordare che il gioco delle trattative ha tre partecipanti: società cedente, società acquirente e giocatore, in alcuni casi anche quattro considerando le mogli dei giocatori. I risultati parlano da s√©, non ci sono reali motivi per i quali Benitez dovrebbe meditare il trasferimento.

Cristina Mariano

Condividi