Napoli. A mente fredda dopo la Tim Cup

Passate le euforiche gioie per il passaggio del turno, è tempo di ragionare su quanto visto in campo ieri nella sfida contro l’Udinese. Il Napoli sceso in campo aveva ben 6 titolari diversi dal classico 11 iniziale schierato da Sarri.

Cambiano gli interpreti ma il risultato rimane pressochè lo stesso. Da un lato Ounas, dall’altro Giaccherini in avanti. Rog a sostituire Allan, Callejon rivisto dopo circa un paio di anni come falso nueve. Tutto questo per far rifiatare i titolarissimi quasi allo stremo delle forze.

A ben guardare Sarri e spulciando sui vari social network, i virtuali mugugni non sono mancati. Il trio di attacco non ha brillato come quello titolare. Ad onor del vero neanche quello classico sta scintillando come le prime giornate, è pur sempre fisiologico.

Facendo quindi zapping tra i commenti social e il gioco in campo qualche domanda è lecito porsela. La stragrande maggioranza dei tifosi, e non solo ad onor di cronaca, non apprezzava gli interpreti definendo addirittura non pervenuto il buon Ounas che di impegno ce ne ha messo, anche tanto. Diventava cos√¨ quasi lapalissiano considerare giusta la scelta del tecnico toscano di affidare le sue fortune alla solita formazione.

Ma, se si volesse fare un’analisi accurata ed a 360¬∞ quanto accaduto in campo ieri può essere definito come il classico cane che si morde la coda.

Sei calciatori differenti dal solito starting eleven, per la prima volta schierati insieme per una partita ufficiale ed un allenatore non contento. il sillogismo si completa da sè, in fondo. Se dei calciatori non sono abituati a giocare insieme è difficile che la prestazione sia vicina a quella di cui sono protagonisti i titolari. Seppur l’allenamento sia la base sulla quale studiare e provare gli schemi e gli automatismi, sono solo le partite ufficiali il vero e proprio banco di prova.

Considerazioni legate ad una singola prestazione corale delle seconde linee sarebbero fallaci e menzognere. Limitate ad un aspetto e non alla totalità. Come si fa, di conseguenza, a giudicare i calciatori scesi in campo ieri come tecnicamente inferiori a chi solitamente veste la maglia da titolare?

La stessa logica può essere applicata al tormentone delle ultime ventiquattro ore. Il possibile, sembra quasi certo, arrivo di Amato Ciciretti in casa partenopea. Mettendo da parte le considerazioni su quanti minuti giocherà, una domanda sorge quasi spontanea quando si leggono i primi commenti: quanti hanno conosciuto l’attaccante classe Roma all’opera lontano dalla serie A? Non è questo il posto giusto in cui far arrivare le risposte.

Basti pensare comunque, che la stagione del Benevento non rispecchia la storia della squadra, cos√¨ come l’annata storta di Ciciretti non ne rispecchia il palmarès. Al di là della quantità dei gol, 14 nelle 72 presenze coi sanniti dal 2015 ad oggi, velocità, intelligenza di gioco, punizioni al veleno, serprentine brucianti: queste le caratteristiche tecniche di un calciatore ancora da plasmare definitivamente e che potrebbe comunque far tirare il fiato a Callejon.

Cristina Mariano

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