In una squadra di calcio c’è una Santa Trinità: i giocatori, il tecnico e i tifosi. I dirigenti non c’entrano. Loro firmano solo gli assegni.
(Bill Shankly)
Avete presente quella sensazione di amore smodato, di ansia incontrollabile. Quella tachicardia che ti accompagna per tutti i 90′ ma non solo. Comincia a farsi sentire un’ora, due ore prima del fischio d’inizio e sparisce al triplice fischio, quando ormai quella forma di incosciente, inconscia, primordiale viene sostituita da uno stato di grazia o da uno stato di rabbia, tristezza e delusione inspiegabile. Questo è il tifo.
Lo stato di grazia, però, accompagna i tifosi del Lecce ormai da domenica sera, quando con un tiro dalla lunga distanza ha riscritto la storia della trasferta di San Siro per il Lecce: doppia rimonta e finale 2-2 che ha fatto s√¨ che il club del presidente Saverio Sticchi Damiani. Il tifoso leccese, però, si è sempre distinto per il suo genio folle nell’ironizzare nel bene e nel male un episodio particolare del match. Anche in questo caso, non si fa attendere il fulmine a ciel sereno. Quel bagliore che illumina il cielo e riecheggia nel silenzio come le bombe carta degli ultras che pian piano si avvicinano alla Curva annunciando che son l√¨. ad esultare e soprattutto incitare i propri beniamini. Nel pomeriggio silenzioso di oggi, sul gruppo Facebook #SpacchiliLecceMia è arrivata la bordata ad imitare proprio il man of the match del Meazza.
CALDERooney. basta semplicemente questa parola per comprendere quale sia realmente il lampo di genio del tifoso in questione. Una maglia rossa, un numero 10 e un tiro dalla lunga distanza. Calderoni come Rooney, Calderoni che si vede da Rooney ed ecco qua come il ricordo di quella bordata dalla lunga distanza torna ad ospitare le menti dei supporter salentini.




