Difensore affidabile, leader carismatico e uomo di grande esperienza, Mario Severino è stato uno dei protagonisti della salvezza del Bacoli Sibilla nel campionato di Eccellenza girone A. Il successo per 0-1 nel playout contro il Santa Maria la Carità ha permesso ai flegrei di mantenere la categoria al termine di una stagione intensa, sofferta e combattuta fino all’ultimo minuto.
Difensore e terzino classe 1986, Severino nel corso della sua carriera ha vestito maglie importanti del calcio campano come Sessana, Real Normanna, San Giorgio, Portici, Mondragone e Albanova, diventando negli anni un punto di riferimento dentro e fuori dal campo grazie alla sua leadership e alla sua esperienza. Ai microfoni di Sport Campania ha raccontato il percorso stagionale, le difficoltà affrontate e il forte legame nato ancora una volta con la piazza di Bacoli.
1. Mario, la tua stagione è stata particolare: hai iniziato con la maglia del Real Grazzanise per poi trasferirti al Bacoli Sibilla nel corso dell’anno. Che giudizio dai al tuo campionato a livello personale?
“Personalmente considero questa stagione positiva e molto intensa. A Grazzanise eravamo partiti con ambizioni importanti e, nonostante le difficoltà nei risultati, la squadra giocava bene e produceva tanto. Purtroppo spesso il calcio sa essere anche ingiusto e non venivamo premiati per quanto costruivamo in campo. Quando la società ha deciso di cambiare obiettivi, ho scelto di intraprendere una nuova esperienza e il Bacoli Sibilla mi ha dato subito grande fiducia. Sono ritornato in questa piazza importante dopo diversi anni ed ho trovato una società seria, un ambiente importante e persone che mi hanno fatto sentire subito centrale nel progetto, anche grazie a diversi compagni e amici con cui avevo giocato nella Sessana. Ero convinto che ci saremmo salvati e alla fine, con sacrificio e carattere, ci siamo riusciti.”
2. La salvezza ottenuta ai playout contro il Santa Maria la Carità ha avuto un peso enorme, soprattutto considerando che affrontavate una squadra costruita con obiettivi molto diversi. Quanto è stato difficile arrivare fino in fondo e vincere una partita così delicata con un rigore da te conquistato?
“È stata una battaglia vera, una di quelle partite che ti restano dentro. In settimana ci siamo allenati con una concentrazione incredibile perché nessuno voleva accettare l’idea della retrocessione. Noi giocatori più esperti ci siamo caricati la squadra sulle spalle, cercando di trasmettere tranquillità ma anche fame e cattiveria agonistica. Il mister mi ha schierato in una posizione più offensiva e sono riuscito a conquistare il rigore decisivo. In quel momento ho capito quanto tutti noi volessimo questa salvezza. È stata una liberazione enorme, una soddisfazione che porterò sempre con me.”
3. Nei momenti più complicati della stagione avete dimostrato grande compattezza. Quanto sono stati importanti l’unione del gruppo e il lavoro del mister per superare le difficoltà e conquistare questa permanenza in Eccellenza?
“La forza del gruppo è stata fondamentale. Per lunghi tratti della stagione avevamo fatto molto bene, collezionando tanti risultati utili consecutivi e dimostrando solidità. Poi però qualcosa si è complicato: alcuni giocatori sono andati via, sono arrivati momenti difficili e ci siamo ritrovati in una situazione delicata. Con l’arrivo di mister Carannante abbiamo ritrovato equilibrio, serenità ed esperienza. Noi più grandi ci siamo confrontati spesso nello spogliatoio perché sapevamo che non potevamo permetterci di buttare via tutto. Avevamo tanti giovani in rosa e in categorie come queste l’esperienza pesa tantissimo, soprattutto nei momenti di pressione. Sapevamo che affrontare il Santa Maria la Carità, squadra costruita per altri obiettivi, sarebbe stato difficilissimo, ma il gruppo ha dimostrato grande carattere.”
4. Sei un calciatore di grande esperienza, quanto è importante per te essere un esempio per i giovani che vogliono crescere nel mondo del calcio?
“Per me è una responsabilità molto importante. Oggi i giovani hanno bisogno di essere seguiti e supportati continuamente, soprattutto dal punto di vista mentale. Io ho cercato di trasmettere ai ragazzi i valori con cui sono cresciuto: il rispetto, il sacrificio, la mentalità e la cura dei dettagli. Nel calcio il talento da solo non basta, serve disciplina dentro e fuori dal campo. In questi mesi difficili siamo stati molto vicini ai più giovani perché avevano bisogno di qualcuno che li aiutasse a capire cosa significa affrontare certe pressioni e lottare per un obiettivo così delicato.”
5. Adesso è tempo di guardare avanti: hai già pensato al tuo futuro? Ti piacerebbe continuare il tuo percorso con il Bacoli Sibilla oppure valuterai eventuali nuove opportunità e progetti?
“A Bacoli mi sento davvero a casa. I tifosi ci sono stati sempre vicini e ancora oggi ricevo tantissimi messaggi di affetto che mi fanno enormemente piacere. Anche la società e lo staff (in particolare mister Carannante, Policano, Di Palma, Illiano Tazzulella e il prof Galvanin), ci hanno fatto lavorare in condizioni perfette, senza farci mancare nulla. C’è un ambiente che ti fa sentire importante e questo nel calcio conta tantissimo. Con il mio procuratore parleremo del futuro, ma la mia priorità resta il Bacoli Sibilla. Sono molto legato a questa piazza e spero davvero di poter continuare qui il mio percorso, ma se ciò non dovesse essere possibile sarò sempre pronto a valutare altri progetti.”
FOTO: GINO CONTE




