Livio Scuotto a 360° dalla Cina ad oggi: “Sestile grande uomo. Campionato cinese? Vi racconto qualche aneddoto”

Quarto appuntamento con Sport Campania On Line, questa volta in diretta sulla nostra pagina Facebook, con ospite il direttore sportivo ed ex calciatore Livio Scuotto, che ha raccontato aneddoti dell’esperienza in terra cinese, della situazione attuale che vive il calcio, ma anche un ricordo al presidente Sestile e qualche battuta sul lavoro di direttore sportivo.

“Hanno detto che il 18 le squadre si possono allenare, ma come? Nei dilettanti la vedo ancora dura, mentre in Serie A, dove ci sono interessi economici grandi e l’ordine della Uefa, è diverso” – Livio Scuotto dice la sua sulla situazione – “Difficile mettere in pratica il protocollo in Serie D o in Eccellenza, comporterebbe troppe spese. Ho visto l’ultima intervista di Sibilia, per la prima volta mi è sembrato incline verso una chiusura, quando prima era sempre propenso a ritornare in campo. Una cosa che devono decidere è la questione promozioni e gli altri verdetti” – Una battuta anche sul calcio dei più piccoli – “Scuole calcio? Credo che sia da irresponsabili, attualmente, portare i bambini in campo”.

Scuotto detiene il primato di primo calciatore campano a giocare in Cina – “Andai in Cina grazie a Barbadillo, dall’Eccellenza molisana alla Serie A cinese. All’epoca era un calcio meno tecnico, che ora è cresciuto tanto grazie ai tanti europei tra cui Lippi e Cannavaro. Alla mia epoca era equiparabile ad un’attuale Lega Pro. Comunque è stata una bellissima esperienza, un’emozione giocare davanti a 60mila spettatori. Penso che stia crescendo adesso” – Un aneddoto sulla dieta cinese e la prima rete realizzata in Cina – “Mangiavo poco perchè non mi piaceva il cibo cinese. Il mio allenatore era Uribe, ex Cagliari e allenatore del Perù. Era una settimana che mangiavo solo carne bianca e lui disse “A Livio Scuotto piace solo il serpente”, non sapevo nemmeno cosa stavo mangiando. Invece, quando feci gol, solo che confusi i tifosi e andai ad esultare sotto i tifosi avversari, poi mi dissero che non erano i nostri”. – Attualmente il campionato cinese – “Prima andavano li giocatori  a fine carriera, ora sta diventando più importante. Bisogna solo abituarsi al clima e alla lora cultura”.

Livio Scuotto parla anche delle ultime esperienze tra Afragolese e Giugliano – “Conoscevo la piazza. L’anno scorso mi sono ritrovato ad Afragola col mio amico Niutta, ma come Giugliano, per me sono due piazze importantissime in Campania, che meritano il professionismo per la tifoseria, per il calore, per come lavorano. Giusto che meritano categorie importanti”. – Il rapporto con Niutta – “Lui ha giocato a calcio, abbiamo giocato anche contro. Poi dopo anni ci siamo incontrati a Milano, quando lavoravo per una società di procuratori. Cenammo insieme e nacque questa voglia di fare calcio insieme. Abbiamo cercato una squadra, in primis avevamo pensato al Potenza, ma poi saltò tutto. Da li siamo passati alla Turris, era quasi fatta, ma il giorno dopo saltò tutto. Abbiamo trattato il Barletta, volevamo la maggioranza che non ci fu data, ma alla chiamata dell’Afragolese valutammo e poi siamo andati li, era una grande opportunità. Il nostro rapporto? Magari ci siamo scontrati a livello calcistico e ci siamo divisi, ma non va ad intaccare la nostra amicizia al di fuori del calcio. Da parte mia c’è molta stima per tutto quello che sta facendo ad Afragola, meritano la D tutti, società squadra e mister Masecchia” – Dopo Afragola, il Giugliano ma prima la possibilità di andar via dalla Campania – “Capitò che iniziavo ad andare nuovamene a Milano e un amico mi disse se volevo andare al Pavia, in D, dove avrei fatto il direttore sportivo. Era tutto fatto, ma poi sentendomi con il grande Sestile, mi disse che mi voleva incontrare. Ci siamo conosciuti bene e a lui è piaciuta la mia idea di calcio e mi volle come direttore sportivo, se sarebbe andato in D, ma anche se restava in Eccellenza. Fui colpito, una persona vera, quindi tornai a Pavia e parlai col presidente a cuore aperto dicendo che sarei andato a Giugliano, spiegandogli i motivi. Ricordo che era il mese di aprile. Difficilmente potrò dimenticare una persona come Sestile. Voleva centrare i play off quest’anno, per poi puntare alla Lega Pro nel prossimo. Una perdita forte che ci ha segnato tanto”.

Si vede tanto all’estero per cercare calciatori – “Ci manca professionismo. Manca gente che lavora girando sui campi, che non vede i video, che non si fa condizionare da un procuratore. Non permetterò mai ad un procuratore di farmi la squadra, se devo sbagliare, sbaglio io, come ho sempre fatto, portando avanti le mie idee calcistiche. Bisogna far sviluppare i settori giovanili, investire sui giovani e pagar bene gli allenatori che fanno bene nel calcio e insegnano calcio. La base di tutto è il settore giovanile, bisogna lavorare mettendo gente capace. A Giugliano avevo proprio un progetto con Sestile, quello di curare anche il settore giovanile che portasse anche a qualche plusvalenza. Un lavoro duro non di certo facile, bisogna stare vicino alla squadra e capire tutte le strategie della società, il calcio non è solo prendere un calciatore. In Campania abbiamo tanti talenti, faccio l’esempio di Emanuele Esposito, io stavo a Picerno nel mio ultimo anno da giocatore quando portai con me Bacio Terracino. Andai da Esposito che non voleva più giocare, lo convinsi a venire, lui acconsentì e abbiamo visto poi cosa è diventato a Picerno”.