L’importanza delle Istituzioni e di uno stadio in gestione

Stadio e istituzioni, un binomio che non riesce mai a scindersi se non i n casi davvero eccezionali, vedi Torino, Udine e Cagliari tra i principali.

Il Comune, o la Regione, detentore della proprietà degli impianti sportivi cittadini contro i club che militano nel territorio locale e la necessità di esigenze particolari. Una lotta continua che non sembra volersi mai attenuare perchè in mezzo ci sono interessi maggiori. “Volevi solo soldi” – canterebbe Mahmood, a guardare quasi ogni singola situazione che vede coinvolti i principali enti governativi locali contro i presidenti e i dirigenti dei club che hanno voglia di investire e migliorare le condizioni degli stadi e di crescere con le proprie realtà. Dall’altra parte l’esigenza di avere un ritorno economico.

Di esempi se ne potrebbero fare davvero tanti, da Battipaglia, la cui situazione sembra andare verso la risoluzione, a Napoli dove il continuo alicuius rei culpam in aliquem conicio non cessa di esistere. La situazione più recente, però, è quella di Scafati. Un’assidua certamina che sta estenuando Vincenzo Cesarano e la sua Scafatese. E’ arrivata la resa, con il mancato rinnovo della scuola calcio gratuita e l’addio della prima squadra al Comunale per una preparazione e una stagione tra Santa Maria La Carità e il Varone di Sant’Antonio Abate.

Prima però di soffermarci sull’eterna lotta, la lente d’ingrandimento va all’impossibilità della Scafatese di continuare il progetto della scuola calcio. Iniziativa lodevole, sociale e soprattutto educativa che avrebbe mantenuto molti ragazzi meno abbienti lontani dalle strade, dando loro uno scopo che non sia quello di bivaccare tra i vicoli rischiando di intraprendere vie non certamente raccomandabili. Un addio dovuto, a malincuore, a causa di un tasso d’affitto proibitivo per una società che milita in Eccellenza e che non ha guadagni.

Le associazioni come gli statuti insegnano non hanno uno scopo di lucro e già riuscire a mantenere viva una società storica come quella della Scafatese è un braccio di ferro continuo tra raziocino, che suggerirebbe un addio immediato, e il cuore, che al contrario spinge a continuare a percorrere una via dai tratti tipici di un vuoto a perdere.

Il tasso d’affitto a discolpa del Comune, seppur parziale, è quasi un costo imposto dalla legislazione che richiede un ritorno economico pari al 36% delle spese del Comune destinate alla manutenzione del campo. Spese ingenti, che in tempo critici come quelli attuali pesano sull’economica delle casse comunali. Allora la domanda resta sempre una, categorica: perchè non optare per la gestione alle principali realtà calcistiche locali?

Ai posteri l’onore, forse, di avere risposta.

Cristina Mariano