L’angolo del Prof. Gli ‘illustri fiorentini’ e i ‘lazzari napoletani’, se la telecronaca racconta altro…

Bentrovati!

Non mi soffermerò sui fatti extracalcistici delle ore precedenti la finale di Coppa Italia, anche e soprattutto perch√© un illuminante articolo su questa stessa testata ha già detto tutto in termini di condanna e di assoluta necessità di riorganizzare (leggi inasprire) le pene per i delinquenti che danno vita a tali esecrabili comportamenti, dando morte, di fatto, al gioco più bello del mondo e, a volte, addirittura alle persone. Per cui chiudo questa parentesi, come chiuderei volentieri le porte delle case circondariali sul ‘muso’ di questi delinquenti, augurando solo al malcapitato di turno di potersi rimettere dalla terribile situazione in cui versa in ospedale.

Intanto, tornando al calcio, la Coppa Italia l’abbiamo vinta! E, perdonatemi se per una volta faccio il parte-nopeo (ovvero il napoletano simpaticamente ‘di parte’), l’abbiamo vinta anche se la RAI, che dovrebbe non esserlo, di parte, si produceva nella telecronaca più imbarazzante degli ultimi anni, capace di superare anche la già improponibile telecronaca della semifinale con la Roma!

Suvvia! Un po’ di eleganza! Un po’ di stile! Sembrava una partita delle coppe europee tra una squadra italiana ed una straniera, per cui anche se l’italiana perde la cronaca è orientata a descrivere le vicende della squadra di casa!

Possibile che, anche a partita conclusa, con il Napoli a trionfare, i 2/3 dei commenti tecnici vertessero sulla analisi serrata del modulo viola? Sulla manovra a centrocampo? Sulle possibilità che la Fiorentina ‘avrebbe’ (ed il condizionale è d’obbligo) sprecato?

Napoli a volte pecca di auto-lesionismo e di auto-emarginazione nostalgica, ma quando davvero la misura è colma è colma! Qualcuno dovrebbe spiegare agli illustri commentatori e cronisti RAI, evidentemente impreparati sulla storia d’Italia post 1861, che Napoli è in Italia, e che l’altra sera la competizione si chiamava Coppa Italia, ovvero un torneo che vede, in finale, la sfida tra due squadre italiane, e non tra una squadra ‘illustre’ e fiorentina e una squadra di lazzari stranieri!

Chi scrive non si è astenuto, più volte, dal biasimo nei confronti di atteggiamenti incivili, paranoici e dietrologi che, troppo spesso, deturpano il comune sentire di una terra che avrebbe la possibilità di esprimere sempre il meglio di s√© e di dare lustro all’intera nazione, ma ciò non significa, poi, essere servile o non accorgersi di quando l’ingiustizia, seppur riguardante la cronaca di una partita, c’è. E deve essere sottolineata come tale, proprio per impedire a chi , come me e come tanti, paga il canone RAI, di poter mai pensare di essere preso in giro.

Siamo sicuri che non si verificherà più (sarebbe stucchevole, quindi aspettiamo fiduciosi la Supercoppa…), ma intanto ci piace pensare che, a volte, il terreno di gioco sostiene chi sta subendo una – seppur piccola – ingiustizia. E allora, mentre ci raccontavano una partita che non c’era, un piccolo scugnizzo, tanto piccolo che dovrebbe piegarsi all’indietro per inquadrare, che so, una immortale statua di Piazza della Signoria, si inventa un capolavoro balistico assoluto: una linea che incontra il palo in una prospettiva cui anche Brunelleschi si sarebbe inchinato. La sfera bacia il legno, entra, lo scugnizzo apre le danze, e noi togliamo l’audio della telecronaca…..e ci vediamo – e raccontiamo ai nostri bambini – la finale vera. Quella vinta, con merito, dai cavalieri azzurri. Anche 10 contro 11. Anche contro la televisione. Come eroi veri. Come supereroi del campo di calcio.

A presto,
Leonardo Acone
docente di letteratura italiana e di letteratura per l’infanzia presso l’Università degli Studi di Salerno

 

 

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