Italia nel baratro: terzo Mondiale di fila fallito

Ancora fuori. Per la terza volta consecutiva. Un fallimento che ormai non fa più rumore: fa assuefazione. Ma è proprio questo il punto più basso toccato dall’Italia: aver trasformato l’eccezione in sistema.

La notte contro la Bosnia ed Erzegovina è stata il riassunto perfetto di tutto ciò che non funziona. E pensare che, per una volta, l’approccio sembrava anche quello giusto. Vantaggio azzurro, partita in controllo apparente. Poi, come sempre, l’episodio che cambia tutto — e che racconta anche tanto della fragilità mentale di questa squadra. L’espulsione di Alessandro Bastoni nel primo tempo, con l’Italia avanti, è il punto di rottura. Un errore grave, pesantissimo, che ha spalancato la porta al tracollo. Paradosseo dei paradossi, ci sono state anche diverse occasioni sprecate, poi il nulla. Perché da lì in poi è sparita l’Italia. Non una reazione, non un segnale. Solo paura.

La ripresa è stata un monologo bosniaco. Intensità, organizzazione, fame. Tutto quello che agli azzurri è mancato. La Bosnia ha preso campo, ritmo e fiducia, mentre l’Italia si è chiusa, incapace di uscire, di ragionare, di respirare, ma capace di sprecare ancora. Una squadra svuotata, prima ancora che stanca. E quando porti una partita così ai rigori, spesso hai già perso. Dal dischetto arriva l’epilogo più crudele ma anche più logico: l’amara sconfitta per la squadra di Gennaro Gattuso, che saluta il sogno Mondiale tra errori, tensione e un senso di inevitabilità che fa ancora più male del risultato.

Tre edizioni consecutive senza Mondiale. Un dato che, da solo, dovrebbe far tremare i palazzi del calcio italiano. E invece il rischio è che anche questa volta tutto venga archiviato come una serata storta, una partita girata male. No. Questa è la conseguenza diretta di anni di immobilismo, scelte miopi e gestione senza visione. Stasera ha sbagliato Bastoni, hanno sbagliato in tanti. Ma il vero errore è a monte. Ed è lì che, ancora una volta, nessuno sembra avere davvero il coraggio di intervenire.

A questo punto, dopo l’ennesimo flop, le dimissioni di Gabriele Gravina dovrebbero essere d’obbligo e non un evento.