Il calcio femminile passa al professionismo: ma cosa cambierà nella realtà?

Il calcio femminile in Italia diventa professionistico, ma in realtà cosa cambierà all’interno delle categorie? Avere calciatrici professioniste in Italia sicuramente sarà una svolta, ma se aggiungessimo che questo porterà ad una Serie A più di nicchia vedremo questa svolta da un altro punto di vista.

Dal 1 luglio solo le giocatrici della massima serie potranno avere un contratto che assicura loro compensi adeguati, il versamento dei contributi previdenziali, tutele assicurative e il salario minimo di 26 mila euro come la Lega Pro maschile a differenza di oggi, dove le ragazze potevano guadagnare solo attraverso un rimborso forfettario annuale diviso in 10 mensilità dell’importo massimo di 30.658 euro all’anno a cui aggiungere un bonus ulteriore, oppure un rimborso spese e indennità di trasferta pari a 77,47 euro al giorno ma senza contributi.

I club invece secondo la Legge 91 sul professionismo, diventando dunque società di capitali, come le società che salgono dalla Serie D alla Serie C. Per iscriversi al campionato di Serie A femminile si dovrà versare una fideiussione di 80 mila euro e avere uno stadio da almeno 500 posti. Dalla Serie B in giù il movimento resterà dilettantistico. Di conseguenza la Serie A chiuderà ancora di più il suo cerchio passando da 12 a 10 squadre mentre la Serie B aumenterà a 16.

Questo porta a due conseguenze non poco rilevanti: da un lato piccole realtà come quelle nostrane di Pomigliano e Napoli, avranno non poche difficoltà ad adeguarsi alle nuove regole burocratiche rispetto alla concorrenza dove le squadre già strettamente legate a club professionistici maschili avranno una strada già spianata.

Vediamo oggi che le entrate dei club di Serie A non arrivano a mezzo milione di euro, se pensiamo che le uscite del prossimo anno raddoppieranno rispetto ad oggi, per le società non provenienti da club già professionisti si prospetta un percorso ricco di insidie.  Dall’altro vediamo invece giocatrici dalla Serie B in giù ancora non riconosciute come le colleghe in massima serie, rallentando ancora di più la loro crescita sportiva e sociale all’interno del calcio italiano.