Non è soltanto una squadra costruita per conquistare la salvezza. Il Salernum Baronissi di Osvaldo Ferullo sta diventando, partita dopo partita, lo specchio del suo allenatore. Un gruppo costruito attraverso idee precise, lavoro quotidiano e soprattutto una forte attenzione alla componente umana, elementi che da sempre rappresentano il marchio di fabbrica del tecnico battipagliese.
Dopo l’esperienza nel calcio femminile giovanile con il Napoli Femminile, culminata con la promozione in Primavera 1, Ferullo è tornato nel calcio maschile scegliendo di sposare il progetto Salernum. Una realtà che in estate aveva persino rischiato di non proseguire il proprio percorso, prima di trovare le risorse economiche necessarie per andare avanti e affidare al tecnico le chiavi di una squadra chiamata a confrontarsi con un campionato di Eccellenza particolarmente competitivo.
Ferullo ha lavorato sulla rosa seguendo una filosofia ormai riconoscibile. Pochi fronzoli, tanto campo e un gruppo disposto a sacrificarsi l’uno per l’altro. Anche per questo ha voluto accanto a sé membri del suo staff tecnico e alcuni calciatori già allenati durante la precedente esperienza con l’Agropoli 2024/25, una squadra che, nonostante le enormi difficoltà, riuscì a conquistare una salvezza ai playout.
Riccio, De Martino, Chietti, Gaudino e Ferraiolo sono alcuni dei protagonisti di quella esperienza ritrovatisi nuovamente agli ordini del tecnico. A loro si sono aggiunti elementi come Stefanazzi, Del Giudice, Belpiedo, Cavallaro, Ciuccio e il capitano Casillo, dando forma a un gruppo nel quale gioventù ed esperienza devono necessariamente convivere.
La preparazione del Salernum è iniziata in ritardo rispetto alle altre squadre, ma Ferullo ha scelto di non cercare alibi. Il lavoro è stato intenso, con l’obiettivo di costruire rapidamente una condizione atletica adeguata e, soprattutto, una precisa organizzazione tattica. Il tecnico ha puntato fin dalle prime settimane sulla disponibilità dei suoi calciatori, chiedendo applicazione e attenzione ai dettagli.
Il primo riscontro ufficiale è arrivato dalla Coppa Italia Dilettanti Campania, con il 3-1 rifilato al Città di Campagna. Una vittoria che ha mostrato un Salernum già capace di proporre una propria identità e di affrontare la gara con personalità, nonostante il percorso di preparazione ancora in fase di completamento.
È proprio nell’atteggiamento della squadra che si riconosce maggiormente il lavoro di Ferullo. Il Salernum non sembra essere stato costruito soltanto per affidarsi alle individualità, ma per diventare un collettivo nel quale ogni calciatore abbia un compito e sia disposto a mettersi al servizio della squadra.
È una filosofia che Ferullo ha portato con sé anche dall’esperienza nel settore giovanile del Napoli Femminile. La promozione in Primavera 1 ha rappresentato un riconoscimento importante alle sue capacità di lavorare con i giovani, ma il tecnico non sembra interessato soltanto alla crescita tecnica dei ragazzi. Per lui la formazione passa anche dalla responsabilità, dalla disciplina, dalla disponibilità al sacrificio e dalla capacità di comprendere cosa significhi appartenere a un gruppo.
Ed è proprio questo il punto sul quale Ferullo sta costruendo il suo Salernum. Non soltanto vincere, ma creare le condizioni per competere. Non soltanto allenare calciatori, ma formare uomini e un gruppo.
In una squadra che ha rischiato seriamente di non vedere la luce in estate, questo approccio può diventare un valore aggiunto. Il Salernum non parte con i favori del pronostico e l’obiettivo dichiarato resta quello di mantenere la categoria, ma proprio per questo la capacità dell’allenatore di compattare l’ambiente e valorizzare ogni singolo elemento potrebbe rivelarsi determinante.
Ferullo, del resto, ha già dimostrato di saper lavorare in contesti nei quali bisogna costruire prima ancora di raccogliere. Costa d’Amalfi, Buccino Volcei, Polisportiva Santa Maria Cilento, Agropoli e l’esperienza con il Napoli Femminile raccontano di un tecnico abituato a confrontarsi con situazioni differenti e a lasciare un’impronta attraverso il lavoro.
Ora il laboratorio è il Salernum Baronissi. E il primo 3-1 in Coppa Italia contro il Città di Campagna ha offerto un’indicazione importante: la squadra sta iniziando a parlare la lingua del proprio allenatore.
La stagione è lunga e il campionato presenterà inevitabilmente difficoltà e momenti delicati. Ma se c’è una certezza, è che Ferullo non chiede scorciatoie ai suoi calciatori. Chiede lavoro, sacrificio, disponibilità e appartenenza. Perché nella sua idea di calcio la salvezza, prima ancora di essere un obiettivo di classifica, è il risultato di un percorso costruito quotidianamente sul campo.
E il Salernum, oggi, porta già con sé questa impronta.
Foto: Luca Perillo





