Il tecnico toscano conquista la Primeira Liga alla sua prima stagione sulla panchina dei Dragões. Un titolo che vale doppio, dopo l’amarezza dell’Ajax.
C’è una poesia silenziosa nel modo in cui Francesco Farioli ha vinto il suo primo titolo da allenatore. Niente proclami, niente rivoluzioni rumorose. Solo calcio, pazienza e una visione cristallina del gioco. Il Porto si è laureato campione del Portogallo per la 31ª volta nella sua storia il 2 maggio 2026, battendo l’Alverca per 1-0 nell’Estádio do Dragão, con un gol di Jan Bednarek su corner di Gabri Veiga. Un successo netto, costruito mattone dopo mattone. I numeri raccontano di 85 punti conquistati, soli 15 gol subiti in 32 partite, e del primo posto occupato fin dal primo turno di campionato. Un inizio così folgorante che i tifosi del Dragão avevano già iniziato a cantare un coro dedicato all’allenatore italiano agli inizi di settembre.
Da Barga al mondo, passando per la filosofia
La storia di Farioli è quella di un uomo che ha costruito la propria carriera su basi insolite. Nato a Barga, in provincia di Lucca, il 10 aprile 1989, da ex portiere dilettante si è laureato in Filosofia all’Università di Firenze con una tesi intitolata Filosofia del gioco: l’estetica del calcio e il ruolo del portiere, pubblicata anche a Coverciano. Non un tecnico qualunque, insomma. Il percorso verso la ribalta è stato lungo e tortuoso, come si addice a chi ragiona per princìpi prima che per risultati. Dal 2017 ha fatto parte dello staff di Roberto De Zerbi, condividendone la visione di calcio, sia al Benevento che al Sassuolo. Poi le prime esperienze da primo allenatore in Turchia, con Karagümrük e Alanyaspor, quindi il Nizza in Ligue 1. Nel maggio 2024 è diventato il tecnico dell’Ajax, primo allenatore italiano nella storia del club di Amsterdam e primo straniero sulla panchina dei Lancieri dal 1997.
La ferita dell’Ajax e la rinascita al Porto
Ad Amsterdam, Farioli aveva sfiorato la gloria. Lo scorso anno, con l’Ajax, la squadra aveva nove punti di vantaggio a cinque giornate dalla fine, ma era riuscita nell’impresa — clamorosa e dolorosissima — di non vincere il titolo. Un epilogo da incubo per chiunque, una ferita difficile da rimarginare. Per questo il successo ottenuto adesso ha un sapore particolare per Farioli, che ha dimostrato il merito di sapersi rialzare immediatamente da una delusione di quella portata. Il 6 luglio 2025 ha firmato un contratto biennale con il Porto, e da quel momento ha iniziato a costruire qualcosa di speciale sulle rive del Douro.
Un titolo di squadra, fondato sulla solidità
Il Porto campione 2025-26 è figlio di un’idea precisa. Una squadra solida dietro e tecnica davanti, che ha praticato un calcio paziente e sofisticato, fatto di difesa compatta, connessioni consolidate e ricerca continua della superiorità posizionale. Con soli 15 gol subiti, i Dragões sono stati per distacco la migliore difesa del campionato, con sette reti in meno rispetto a Benfica e Sporting. Tra i protagonisti della stagione spiccano il portiere Diogo Costa, solido punto di riferimento tra i pali e titolare della nazionale portoghese, il difensore polacco Jan Bednarek, autore del gol decisivo nella serata del titolo, e il centrocampista Alan Varela, uno dei più utilizzati nel corso dell’intera stagione. Ne hanno beneficiato anche diversi giovani: Alberto Costa, Froholdt, Samu, Nehuén Pérez, il 17enne Pietuszewski, il redivivo Gabri Veiga — tutti under 25 che hanno avuto un ruolo da protagonisti e che possono ancora crescere enormemente. La capacità di valorizzare i giovani è forse il merito più profondo di questo Farioli.
Un traguardo storico
Il titolo portoghese di Farioli interrompe il dominio recente di Benfica e Sporting Lisbona, che si erano divisi le ultime tre Primeira Liga. Il Porto ha chiuso il campionato con nove punti di vantaggio sul Benfica e con due giornate d’anticipo. Sul piano della storia italiana in Portogallo, prima di lui l’unico allenatore italiano ad aver vinto la Primeira Liga era stato Giovanni Trapattoni, campione con il Benfica nel 2005. Ventuno anni dopo, un ragazzo di Barga con la laurea in filosofia in tasca ha scritto un nuovo capitolo. Il titolo portoghese rilancia la reputazione di Farioli in Europa, attirando l’attenzione di club di Premier League e altre grandi piazze. Ma lui, per ora, sembra voler restare dove ha trovato casa. Ha sempre dichiarato di essere felice al Porto e di voler proseguire la sua esperienza alla guida dei Dragões, anche per via di una clausola rescissoria molto elevata sul contratto.
A 37 anni, Francesco Farioli ha dimostrato che nella vita — come nel calcio — ci vuole filosofia. E, a volte, anche un po’ di fortuna nel trovare il posto giusto al momento giusto.




