Cavese saluta in anticipo la C, blufoncè matematicamente retrocessi

PALERMO: 1 Pelagotti; 4 Accardi (C.), 13 Lancini, 15 Marconi; 2 Doda, 21 Broh, 18 De Rose, 14 Valente; 20 Kanoute, 7 Floriano; 23 Rauti. Allenatore: Filippi. A disposizione: 25 Faraone, 8 Martin, 10 Silipo, 11 Santana, 19 Odjer, 26 Marong, 27 Luperini.

CAVESE: 41 Kucich; 2 Matino, 27 De Franco, 43 Lancini, 26 De Vito; 15 Cuccurullo, 34 Pompetti, 21 Matera (C.); 40 Bubas, 17 Gatto, 35 Senesi. Allenatore: Maiuri. A disposizione: 38 Russo, 3 Ricchi, 4 Scoppa, 7 De Marco, 8 Favasuli, 10 De Rosa, 13 Marzupio, 16 Senese, 28 Nunziante, 31 Calderini, 44 Natalucci, 45 Gerardi.

ARBITRO: Michele Delrio (Reggio Emilia).

La Cavese, a seguito del 3 a 2 patito al Renzo Barbera di Palermo, da l’addio al professionismo dopo tre stagioni dal ripescaggio dalla serie D, voluto fortemente dal patron Santoriello. Coincidenza del calendario, la retrocessione avviene nel giorno della liberazione dell’Italia dalle truppe nazi-fasciste. L’allusione nonchè parallelismo è oggi più che mai calzante, stante la sensazione di impotenza e di giogo soffocante patito da un ambiente sportivo intero. Le cause, molteplici, hanno tutte un comune denominatore, la strategia di conduzione della  società che si è rivelata un autentico fallimento sportivo. Un presidente apparso in balia da inizio stagione degli eventi. Procediamo con ordine a partire dal ritiro pre-campionato, nel quale aleggiava una mestizia in seno alla conduzione tecnica per una campagna acquisti pienamente inadeguata alla categoria da affrontare. L’intento abbastanza chiaro era di attingere al minutaggio per coprire i costi di gestione, con l’aspettativa, mal congegnata, di sperimentare grazie al credo zemaniano una scoperta di talenti che potessero fruttare valorizzazioni e qualche cessione danarosa. Nulla di tutto questo ovviamente, la spocchia societaria è stata ripagata con le amare dimissioni di Modica che ha lasciato ancor più in balia del mare agitato la Cavese che così aveva perso l’unico tecnico in grado di tentare l’impresa. Dopo la sopravvalutazione dell’organico messo a disposizione, è iniziato il valzer dei mister e se in primo momento poteva avere una logica la scelta di Maiuri, le dimissioni del mentore Peppino Pavone, con la venuta di Schetter ed il ritorno di Lamazza, ne hanno decretato inspiegabilmente l’addio. La virata inattesa su Campilongo a tutti i costi, in un primo momento osannato come il salvatore della patria, ha deluso ampiamente e a nulla sono valsi i rinforzi. Il tecnico di Fuorigrotta ha salutato per sempre dapprima il suo secondo Vanacore, venuto meno per il Covid e successivamente la guida della squadra dalla quale iniziò la sua carriera. Rimaranno di lui il record di dieci sconfitte consecutive, dopo i primi otto punti in quattro gare. A nulla è valso in extremis il ritorno di Maiuri chiamato a un’impresa impossibile. Si apre adesso una nuova fase nella quale si attendono delle risposte all’unico quesito veramente a cuore dei tifosi aquilotti, quale futuro ??

ANDREA LIGUORI