Arrivato a dicembre nel corso del mercato invernale Nunzio Majella saluta forzatamente il Casoria. Ieri, in tarda serata, è arrivato il comunicato della società viola, nel quale si annuncia la rescissione contrattuale con l’attaccante ex Castrovilli, Nardò, Turris tra le altre. A detta della società un comportamento non adeguato e irrispettoso nei confronti di staff, compagni e società, oltre alla mancanza di voglia di ritrovare la forma fisica ideale.
La nostra redazione ha contattato telefonicamente il calciatore, che, in esclusiva, ha raccontato la sua verità: “Ci tengo spiegare bene la situazione passo per passo, perchè non ho nessuna intenzione di passare per quello che non sono davanti alla Campania. Io ho masticato calcio sin da piccolo perchè mio padre aveva ed ha una scuola calcio, quindi i valori sportivi per me sono la prima cosa. Inoltre a livello educativo, mia madre e mio padre mi hanno insegnato il rispetto e l’educazione, lo stesso sto facendo io con i miei figli. Mio padre, tra l’altro, mi ha anche insegnato che si può sempre migliorare. Questa premessa perchè loro mi hanno accusato di avergli promesso di aver fatto la differenza, ma questo non rientra nei miei canoni comportamentali”.
Andiamo quindi a replicare passo passo a tutti gli aspetti criticati dalla società: “Partiamo dall’aspetto tecnico. Premetto che non discuto il fatto di poter piacere o non piacere, nel calcio questo fa parte del gioco. Posso anche comprendere il fatto che probabilmente si aspettavano di più, ho fatto solo un gol, e posso non aver risposto all’investimento fatto. Su questo non discuto, il calcio è materia opinabile. Però ci tengo a sottolineare che sono stati solo a contattarmi. Ci siamo incontrati per una trattativa e loro mi hanno sponsorizzato come un grandissimo acquisto ed il grande investimento economico. Ci siamo seduti abbiamo parlato e ho chiesto delle garanzie, il Presidente e gli altri componenti della società mi hanno detto che per Palmentieri una stretta di mano vale più dei contratti e delle garanzie. Mi sono fidato, ci siamo stretti la mano e sono arrivato a Casoria. Prima di accordarci, però, io avevo specificato che ero fermo da un mese di inattività, mi sono allenato nella squadra di mio fratello, ma comunque avevo un deficit di condizione. Quindi nelle prime partite ho giocato degli spezzoni. Durante la pausa sono stato agli ordini del preparatore atletico per ritrovare la forma e quando sono stato chiamato in causa non ho mai arrancato. Poi mi sono infortunato in allenamento, sono fermo da tre settimane e mi sto curando a mie spese perchè il loro staff medico dopo venti giorni ancora non avevano risolto il problema. Io credo, quindi, che loro abbiamo voluto prendere la palla in balzo e rescindere il contratto. La cosa che ancora non capisco, però, è che il Presidente non mi ha voluto incontrare, ha preso questa decisione per sentito dire: l’allenatore diceva che non andavo bene tecnicamente, che non ero scattante, il preparatore dice che non miglioro, io l’unico dei venti calciatori che si allenano a non migliorare. Con questa affermazione si è tra l’altro dato con la zappa sui piedi, perchè dicendo che uno dei tuoi giocatori non migliora vuol dire che stai sbagliando qualcosa. Tra l’altro fu proprio lo stesso preparatore a dare l’ok definitivo per il mio arrivo, perchè mi conosceva dai tempi della Turris. Ma quando io ero alla Turris, circa otto anni fa, lui non c’era, piuttosto lui è stato a Torre del Greco assieme a mio fratello e quindi mi sorge la domanda: mi avranno mica scambiato per Rosario? Io in vita non sono mai stato scattante, ma è al contrario una caratteristica di mio fratello che è anche più longilineo. Non so che dire, non so cosa rispondere”.
Passiamo quindi all’aspetto economico: “Abbiamo preso inizialmente un accordo e quell’accordo doveva essere rispettato. Parlo di valori umani. Sapevi chi andavi a prendere, ci siamo stretti la mano per una determinata cifra e poi ti tiri indietro, attaccandosi alla questione tecnica. Ora mi chiedo, perchè se mi fossi decurtato lo stipendio sarei andato bene? Se il problema era tecnico e fisico, cos’avrebbe cambiato uno stipendio dimezzato? Non sto qui a parlare di cifre, perchè il problema non sono i soldi ma il comportamento umano nei confronti di una persona, di un padre di famiglia. Ho due figli a cui portare da mangiare, io vivo di calcio e questo comportamento crudele, meschino nei miei confronti tocca indirettamente i miei figli. Qui va di mezzo la dignità. Se loro mi avessero dato delle motivazioni differenti, avrei anche alzato le mani e accettato di rinunciare al 50% dell’ingaggio, ma quando mi sento dire che tecnicamente non vado bene, che il presidente non fa beneficenza, che fisicamente non miglioro allora perchè devo restare? Se non valgo, non valgo neanche per metà dello stipendio. Io sono stato abbandonato e ora non so che fare, perchè non posso andare in nessun’altra squadra. Non ci sono problemi, domani mi alzerò ed andrò a cercare un lavoro come fanno tutte le altre persone, ripeto il problema è comportamentale. Ho chiesto al presidente di incontrarci, di discutere e trovare magari un punto di incontro, ma lui ha risposto che non voleva incontrarmi: o accettavo la decurtazione o la questione era chiusa cos√¨. E di questo non riesco a farmene una ragione, perchè negarmi l’incontro? Ma poi perchè avrei dovuto decurtarmi lo stipendio? Loro hanno motivato dicendo che prendevo più degli altri e quindi per pareggiare avrei dovuto rinunciate temporaneamente ad una parte dell’ingaggio, poi magari in futuro avrei ripreso lo stesso stipendio che avevamo pattuito all’inizio. Allora un’altra domanda che mi faccio è: tu sai chi stai prendendo? Non voglio essere presuntuoso, ma io ho un curriculum, qualche soddisfazione me la sono tolta con il pallone, ho esperienza, se non vuoi pagare un ingaggio alto allora perchè mi hai contattato? Perchè in fondo sono stati loro a cercare me, non viceversa. Ti dirò di più: quando stavamo trattando il mio arrivo mi avevano proposto anche un bonus in base ai gol. Io ho rifiutato perchè una scelta di quel tipo avrebbe potuto rovinare l’armonia e creare egoismo. Col senno di poi devo dire che avrei dovuto prendermi le garanzie e non fidarmi, perchè mi trovo ora buttato per strada e senza un lavoro con cui sfamare i miei figli”.
Infine l’ultima accusa era quella di aver avuto un comportamento irrispettoso nei confronti dei calciatori, dello staff e dell’allenatore: “Su questo posso assicurare che non è vero. Provo tanta stima per i miei compagni di squadra, sono stati i primi a mandarmi dei messaggi e a sostenermi. Oggi sono andata al campo per salutarli e spiegargli tutto. Alcuni avevano le lacrime agli occhi. Questo per testimoniare quale fosse il mio rapporto con loro. Per quanto riguarda il mister, si rideva, si scherzava, ci si salutava e poi è stato il primo ad abbandonarmi e a disprezzarmi. Addirittura aveva assicurato che la cosa si sarebbe risolta, come? Se non sono tecnicamente adatto, come si sarebbe potuta risolvere? Sono davvero tante le domande che mi pongo e a cui non riesco a trovare risposta. Quel che posso dire è che sono deluso, amareggiato e distrutto, perchè non ci si comporta cos√¨. Non parlo di me calciatore, parlo di me Nunzio, persona, che è stata trattata come una pezza da buttare via. Quando si prendono gli impegni, si rispettano, non puoi tornare indietro e farmi pagare un tuo possibile errore. Vorrei che sia chiaro su quale chiodo batto: il rispetto, la dignità e il sapersi comportare con le persone. Il calcio è un’altra cosa, non è questo. Non posso dire altro se non a chi si avvicina al Casoria di prendersi le garanzie, perchè a quanto pare la stretta di mano non vale cos√¨ tanto come dicono”.
Cristina Mariano




