“Capitano, mio Capitano”. Centosedici sfumature di Marek Hamsik

In una settimana come questa è doveroso dedicare l’uscita della nostra rubrica al Capitano per eccellenza, Marek Hamsik.

Una parte di stagione davvero difficile: discontinuo più del solito, una lunga latitanza dal gol proprio quando Maradona era ad un soffio. Ben sedici giornate, marcatura alla diciassettesima, per esaltare per 115esima volta e raggiungere l’idolo indiscusso della piazza partenopea.

Dieci lunghe stagioni con addosso quella maglia ed arrivare alla vigilia di Natale al 115esimo gol con la casacca azzurra. Centrocampista più prolifico di lui difficile da trovare. Marek Hamsik per lo più, almeno in quel di Napoli, però, molto spesso fa parlare di sè per la sua mancanza di continuità in campo. Alterna giocate sensazionali a errori da principiante. Accusato mille e mille volte di non avere una mano ferma, di non essere il leader di una squadra che in questi anni sta compiendo qualcosa di storico.

Record su record, ma ancora manca il trofeo principale: lo scudetto. Alla vigilia della chiusura del girone di andata, gli azzurri comunque guardano tutti dall’altro, con Hamsik sempre in prima linea.

Arrivato dal Brescia nel 2007, lo ha contraddistinto la sua umiltà e predilezione alla causa partenopea., mai una presa di posizione, mai al di sopra delle righe. Discrezione e amore per la maglia sono le principali caratteristiche umane di un calciatore che è stato ad un soffio dal trasferimento al Milan, da lui stesso rifiutato per continuare la sua carriera all’ombra del Vesuvio nonostante la mancanza di gloria se non quella regalata dalla tifoseria del Napoli. Quella stessa tifoseria, però, che spesso e volentieri ha messo in dubbio la sua utilità e le sue capacità. Numeri da record per lui, tante le critiche, mai una polemica.

In un’annata che potrebbe rivelarsi magica per tutti, Marek Hamsik detronizza il D10S, piazzandosi di forza ancora di più nella storia del Napoli.

Cristina Mariano

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