Calcio. Gioia, passione e romanticismo

In un’epoca in cui il calcio sembra essere ancora l’unica via per sentirsi pervasi da una piacevole passionalità, difficilmente ci si sofferma a riflettere su come tutto è cambiato. E’ cambiato il calcio e noi assieme ad esso.

Siamo cresciuti, noi della generazione tecnologica, senza mai realmente assaporare quel gusto, quel profumo che il calcio degli anni ’80 regalava. Ed è proprio in questi giorni di marasma di mercato, che di tanto in tanto tifosi e addetti ai lavori si soffermano a pensare, a guardarsi intorno inebetiti su ciò che il calcio sia realmente diventato.

La smania di complotto, le cifre esorbitanti, i commenti da bar senza capo né coda sui social. Gli sputi, le offese, le minacce: le pagine nere di questo mondo. Una volta parlare col calciatore era semplicemente mera utopia a cui qualcuno, fortunato, riusciva ad arrivare.

Oggi i contatti sono così stretti, le lontananze sono diventate vicinanze e questo non potrebbe che sembrare davvero un romanticismo di livelli esponenziali.

Eppure in tutto questo c’è qualcosa che va al macero, che intacca, sporca, contagia. La fame di denaro. Il business, mai come in questi ultimi anni, si è impossessato con forza di questo sport. Una forza cos√¨ bruta dalla quale diventa impossibile uscire. Neanche Faust di Goethe ne risent√¨, cos√¨ strinse il patto con il Diavolo.

Piuttosto sembriamo inermi, impotenti di fronte al vorticoso vento che strascina Paolo e Francesca nel V Canto della Divina Commedia. O forse, noi stessi siamo vittime di quella furia che non ci permette più di divincolarci.

Il denaro domina il mondo, è la realtà. Probabilmente non riusciremo mai a farcene davvero una ragione, per quanto coscienti ne siamo. Ma è inevitabilmente cos√¨.

Il calcio ormai non è più dei tifosi, degli appassionati. Il calcio è dei pochi, arricchiti che stanno ribaltando una realtà costringendola ad inginocchiarsi al loro potere. E’ una visione, probabilmente, forte ma per chi il calcio lo ha masticato davvero, consumando calzoncini, tacchetti e maglie, non può che essere bruta realtà.

Equilibrio economico, urlano alcuni volendo ritornare alla bellezza di quegli anni in cui 15 squadre ebbero l’occasione di fregiarsi Campione D’Italia in un quarto di secolo. Tutto questo mentre, come se si vivesse in una commedia di Charlie Chaplin, il penta pallone d’oro Cristiano Ronaldo mette il broncio perch√© Floretino Perez non ha intenzione di aumentargli l’ingaggio a 400milioni all’anno.

Un’amara commedia sembra anche la guerra calcistica in cui è attualmente la Serie A, dove la non partecipazione della Nazionale Italiana ai prossimi Mondiali 2018 prende sempre più i contorni di un macabro fatalismo, mentre i presidenti continuano, ancora ed ancora, a riempirsi le rose di giovani di belle speranze proveniente da ogni parte del mondo, fuorch√© dalla nostra Italia.

Il mondo pallonaro è in mano loro, di chi sperpera soldi come fosse carta straccia. E noi tifosi, appassionati amanti del rettangolo verde assistiamo inermi alla distruzione di tutto, continuando ad illuderci in un’onirica visione rosea del mondo calcistico.

Ma quanto reale romanticismo è rimasto in tutto questo?

Cristina Mariano

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