C. Frattese. La verità di Spilabotte: “Tutte menzogne! Mai toccato l’arbitro”

Prende contorti sempre più oscuri e poco chiari il caso Spilabotte. Il giocatore squalificato dal Giudice Sportivo fino al 14 ottobre 2018 con l’accusa di aver colpito e aggredito verbalmente l’arbitro, non accetta le imputazioni e chiede giustizia.

Dopo le dichiarazioni del Presidente Rocco D’Errico in cui scagiona il suo attaccante Fortunato Spilabotte e nelle quali annuncia un ricorso, la nostra redazione ha contattato telefonicamente proprio l’accusato. Spilabotte, in esclusiva, racconta la sua versione dei fatti.

Partendo dal principio: “L’arbitro ha dato sei minuti di recupero, ma a causa della perdita di tempo, alla fine ci sono stati due minuti supplementari. Di quei due minuti abbiamo giocato solo trenta secondi circa. Al triplice fischio ci siamo avvicinati all’arbitro per protestare. Pochi secondi prima eravamo in contropiede tre contro due, con l’occasione quindi di andare a segnare. Dagli spalti sono arrivati in campo due palloni, allora il direttore di gara ha fischiato. Pensavamo fosse per i due palloni, ma in realtà ha fischiato la fine della partita. Allora ci siamo avvicinati per chiedere spiegazioni sul perchè non avesse preso provvedimenti per il lancio dei palloni che hanno bloccato la nostra ripartenza”.

Questo è quello che accaduto prima dei fatti denunciati: “Le proteste erano tranquille. Chiedevamo solo se gli sembrasse giusto che durante una nostra azione fossero arrivati due palloni in campo da parte dei tifosi della Puteolana. Mi ha risposto di non preoccuparmi. E’ finita cos√¨. Non c’è stata nessuna aggressione nè verbale nè tanto meno fisica. Non sono il tipo, sono un padre di famiglia e non mi sarei mai permesso anche perchè vivo di calcio e so cosa avrebbe significato un gesto del genere. Ma prima di tutto perchè non sono un tipo violento. Il clima? Tranquillo, nessuno nè sponda Frattese, nè sponda Puteolana ha protestato sopra le righe. Siamo entrati nel sottopassaggio parlando tranquillamente”. Poi il comunicato e la scoperta degli otto mesi di stop: “Ieri sono andato a leggere il comunicato e ritrovo una squalifica di otto mesi. Sono perplesso, allibito e arrabbiato. Non ho assolutamente fatto quello di cui mi si accusa. Come ho spiegato non ci sono stati episodi di violenza, nè litigi, nè risse. Ho pensato che mi abbiamo scambiato per qualcun altro, ma l’arbitro non ha mostrato cartellini a nessuno in quell’occasione. Nessuna ammonizione, nessuna espulsione, niente di niente. Non me lo spiego, non lo accetto. E’ una cattiveria, è uno schifo. Non posso accettare che mi si accusi di una cosa cos√¨ grave, perchè non l’ho neanche offeso o insultato men che meno colpito. Non è possibile assistere ancora a queste cose. So che siamo in Eccellenza, non posso pretendere che ci siano arbitri della stessa competenza di quelli che sono in Serie A, ma noi facciamo sacrifici, io, la società e i miei compagni e un minimo di professionalità ci dev’essere. Già non è stato corretto fischiare prima nel recupero aggiuntivo, ma a maggior ragione accusarmi e scrivere nel referto una cosa del genere. Ora so che la società farà ricorso e che sono in buone mani con l’avvocato Chiacchio, ma questo non vuol dire che io accetto una riduzione. Io voglio l’annullamento della squalifica perchè non ho fatto nulla e non voglio accettare una sentenza per qualcosa che non ho fatto. Se non otterrò giustizia sono pronto ad andare per vie legali, andare in qualsiasi trasmissione, reperire qualsiasi video, cercare tutti gli spettatori del Conte, i commissari, chiunque abbia assistito alla scena per testimoniare che non è successo niente di quello che è stato scritto. Sono arrabbiato e la cosa che maggiormente mi fa male è che una squalifica del genere va a ledere la mia persona a 360¬∞. Ho una famiglia e vivendo di calcio con una squalifica del genere la società non mi pagherà e diventerà un problema. Per la reputazione non mi preoccupo perchè so che chi mi conosce sa che non può essere vero, perchè non sono un ragazzo violento. Voglio giustizia e chiarezza”.

Cristina Mariano