Di Pasquale Formisano
UN CLASSICO DEL BASKET CAMPANO – Il derby campano di basket tra Napoli e Scafati è divenuto nel tempo una vera classica del panorama cestistico nazionale, con le due compagini che da circa 20 anni si affrontano tra Serie A e Legadue, fatta eccezione per alcune parentesi di stasi della compagine partenopea.
STORICI CAMBIAMENTI – Nella stagione 2000/01 Scafati si affacciava per la prima volta sui parquet di A2, in una stagione di profondi cambiamenti regolamentari: prendendo spunto dalla Nba, infatti, per la prima volta in Italia i due tempi da 20 minuti furono sostituiti dai quattro periodi da 10, mentre la durata delle singole azioni di squadra, che fino all’anno precedente era fissata a 30 secondi, fu abbassata, raggiungendo gli attuali 24. Svolte epocali riguardarono anche le riforme dei campionati: la Serie A2, senza retrocessioni, si apprestava a diventare LegAdue (sarebbe successo a partire dal 2001/02); il campionato 2000/01 prevedeva una seconda serie composta da un solo girone (a differenza dei due attuali), con la regular season formata da due gironi di andata e due gironi di ritorno, prima dei play off. Ogni squadra, dunque, incontrava tutte le altre compagini per ben 4 volte.
UNA NUOVA STRUTTURA – Con il vecchio Palazzetto dello Sport di Via Oberdan non adatto a gestire eventi di massima serie la Longobardi Scafati fu costretta a giocare le sue partite casalinghe al PalaVesuvio di Ponticelli, teatro anche delle gare casalinghe della Record Cucine Napoli di Childress, Turner e Radulovic. Di fatto la squadra partenopea si ritrovò a giocare i primi tre derby stagionali tutti in casa, riuscendo a imporsi in tutte e tre le sfide. A gennaio, però, fu inaugurata la nuova tendostruttura scafatese, dedicata a Massimo Mangano, allenatore dell’Ovito Scafati venuto a mancare a maggio del 2000 con la sua squadra ancora in corsa per i play off di Serie B, poi vinti dalla compagine giallobleu nella finale thriller contro il Baltur Cento.
LA LEGGE DEL PALAMANGANO – E alla prima supersfida campana giocata finalmente su territorio amico Scafati fece centro: ai partenopei non bastò una prestazione spettacolare di Greer, autore di 29 punti, contro una Scafati tutta cuore e grinta. Quella giallobleu fu una vittoria di squadra, con tutto il quintetto base in doppia cifra: 14 punti li mise a segno l’ex Mimmo Morena, un uomo nel cui sangue, ancora oggi, scorre sangue azzurro Napoli, ma che in quella stagione militava dalla parte gialla del parquet; 15 li realizzò Mc Collum, primo americano della storia dello Scafati Basket, 12 il capitano Pino Corvo, 15 Stoikov, 18 il centro rivelazione Greg Newton. Una prestazione gioiello che tagliò le gambe alla squadra allora allenata da Carmenati (che, per dovere di cronaca, era costretto a fare a meno di Radulovic) e rilanciò prepotentemente la stagione degli uomini di Perazzetti che, nella loro prima stagione nel basket che conta, riuscirono anche a raggiungere i play off.
Pasquale Formisano




