AreAvellino. Missione fallita, ma i miglioramenti sono visibili

Ci ritroviamo come fosse un appuntamento fisso a commentare per l’ennesima volta una sconfitta dell’Avellino. Una sconfitta maturata per gli stessi errori di sempre, per quel non gioco insegnato dal predecessore di Dario Marcolin. Manca uno schema difensivo, manca equilibrio tra i reparti, manca -ma siamo in via di miglioramento- il gioco a terra. √à vero ieri mancavano anche Jidayi e Gavazzi, ma non è stata la loro assenza a determinare lo scompiglio in difesa. La squadra di massimo Oddo ha devastato le fasce, ma c’è da dirlo, non lo si può negare, non questa volta. L’Avellino ha mostrato i tanto decantati attributi, che i tifosi richiedono da due settimane a questa parte.

Non è giusto colpevolizzare la squadra, non è giusto colpevolizzare il nuovo allenatore, ce il suo sta cercando di metterlo. Il Pescara è un gradino superiore all’Avellino e la prestazione dei ’97 posti in retroguardia ne sono la dimostrazione. Lapadula e Caprari, cos√¨ come Mandragora hanno dimostrato di valere l’interesse che le big dimostrano loro.

Tornando ai biancoverdi. Taccone nella serata di ieri ha dichiarato di pensare a un ritiro per dare serenità ai ragazzi e tenerli lontani dalla pressione che si sta esercitando in città. Di certo c’è solo una cosa: non possono pagare i tifosi per gli errori della dirigenza. Allo stesso modo, non può pagare Marcolin e la squadra tutta per gli errori della dirigenza. Marcolin a tre giornate dal suo arrivo, con la sosta di mezzo, gli infortuni e la pressione di dover per forza vincere, non sta facendo male. I risultati non arrivano, le prestazioni sono altalenanti, ma la colpa di chi è? Si sa, è scontato che un cambio di gestioni porti a uno scompenso, a una fase di assestamento che non convince. Ecco perch√© se il cambio ci sarebbe dovuto essere non si poteva aspettare il momento cruciale della stagione, con la squadra al 13¬∞ posto e in un limbo tra le speranze di play-off -praticamente svanite- e una terrificante ipotesi di scendere ancora ed arrivare nell’inferno della bagarre playout. Ora, però, ci vuole pazienza e attendere che gli automatismi siano acquisiti. Solo allora si potranno tirare le somme su Marcolin.

Cristina Mariano