Shevchenko

L’aneddoto di Shevchenko: “Ho scoperto il mondo grazie ad un torneo giocato ad Agropoli a 12 anni”

Nel corso di una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’ex attaccante del Milan, ed oggi commissario tecnico dell’Ucraina, Andriy Shevchenko, ha raccontato anche la sua infanzia segnata dalla strage di Chernobyl, e di come abbia avuto un ruolo fondamentale nella sua crescita un torneo giocato da bambino proprio in Campania. Era il 1989, e Sheva partecipò al torneo internazionale “Città di Agropoli” (nella foto, ndr), con la compagine giovanile della Dinamo Kiev, con cui vinse la competizione segnando dieci gol, di cui cinque in venti minuti nella finale vinta per 10-0. Di seguito le parole del Pallone d’Oro:

Come è stato crescere a 200 chilometri da Chernobyl? Spero di non scandalizzare nessuno se dico che mi sembrava tutto normale. Avevo dieci anni. Mi divertivo come un pazzo giocando a calcio ovunque, facendo qualunque sport. Mi avevano preso all’accademia della Dinamo Kiev, mi sembrava di cominciare a vivere un sogno. Poi saltò in aria il reattore 4, e ci portarono via, tutti. Chiusero subito le scuole. Arrivavano pullman da tutta l’Urss, caricavano i giovani tra i 6 e i 15 anni e li portavano via. Io mi ritrovai da solo al Mar d’Azov, sul Mar Nero, lontano 1.500 chilometri da casa. Eppure ancora oggi non provo angoscia. Mi sentivo come in un film, vissi quell’esperienza come una gita. Ero un bambino. Vivere in Urss non era male. Era tutto uguale, per tutti. Tanta scuola e sport ovunque. Un Paese chiuso, che ti rendeva chiuso. Non immaginavi neppure che ci potesse essere una vita diversa da quella. Quando ho scoperto che c’era un altro mondo? In Italia, si vede che ce l’avevo nel destino. Avevo 12 anni e ci fecero disputare un torneo in una città che si chiama Agropoli. Noi eravamo ripiegati su noi stessi, istruiti a non dare confidenza. Invece ci sciogliemmo come neve al sole. La gente ci sorrideva, ci accoglieva con gentilezza. Ricordo di aver pensato che un giorno mi sarebbe piaciuto tornarci“.