Afragolese. Da dove ripartire per essere vincenti

Nel pomeriggio di ieri Raffaele Niutta ha giurato amore eterno alla piazza di Afragola, una piazza in cui è arrivato quasi un anno fa salvando il titolo sportivo dalla sparizione dopo aver sfiorato la Serie D.

Una stagione tra delusione e soddisfazione con un terzo posto riagguantato quando ormai sembrava una chimera, rientrando in una lotta promozione che la vedeva ormai sfavorita. I play-off sono stati, però, una brutta botta. I rossoblù infatti sono arrivati con squalificati e infortunati, ma con Massimo Conte rientrato dopo svariati mesi di assenza. A passare, però, è stato il Gladiator e Masecchia e i suoi masticano ancora amaro. E’ però proprio da questa rabbia che l’Afragolese dovrebbe ripartire, rimboccandosi le maniche e pensando subito al futuro.

Programmazione è la parola chiave per puntare a vincere. E’ proprio da ora, infatti, che deve ricominciare il lavoro della società e della dirigenza iniziando a sondare il terreno per costruire una rosa che possa puntare alla vittoria finale e al tanto agognato ritorno in Serie D. Tra le righe è chiara la volontà di Raffaele Niutta: Se farò calcio il prossimo anno, sarà solo ed esclusivamente ad Afragola, altrimenti resterò fermo nella stagione ormai alle porte. Tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima comunicherò a tutti le mie decisioni in tal senso. Chiedo solo di pazientare qualche altro giorno e di non dar credito a tali falsità.

Si cercano soci in modo d’avere una dirigenza forte e stabile che possa puntare a crescere passo dopo passo. Alle porte sicuramente si cono pronti gli sponsor che già nella passata stagione si sono impegnati a sostenere l’Afragolese e che in questa annata rinnovano e rilanciano affiancandosi alla società rossoblù.

Accanto alla questione economica c’è da rimettersi subito in gioco in modo da non arrivare al mercato quando ormai le promosse di ingaggio sono state date e gli svincolati di lusso iniziano a scarseggiare. Il tempo è denaro: in questo caso mai proverbio fu più azzeccato.

Cristina Mariano