Afragolese, Covid-19 e crisi, Niutta: “In balia delle onde, siamo Asd non Srl”

In casa FIGC si sta lavorando per arginare al meglio le eventuali crisi economiche e finanziarie delle società meno ricche, meno blasonate e più giovani. Una discussione che coinvolge, con proposte, anche UEFA e Governo. Per quel che riguarda i dilettanti, invece, non si muove nulla, non ci sono discussioni eppure a fronte della crisi, i club che lottano in Serie D ed in Eccellenza, per lo più, sono anche quelle che più di tutte rischiano gravi conseguenze in seguito al lockdown generale.

Sappiamo perfettamente che ci sono molte famiglie che vivono di questi rimborsi –commenta ai nostri microfoni il presidente dell’Afragolese Raffaele Niutta– Qui esiste un regime forfettario, quindi diventa complicato affrontare qualsiasi tipo di discorso fiscale ed economico. Quel che è certo è che io sono stato un calciatore e so cosa vuol dire avere lo stipendio a fine mese che entra. E’ troppo semplice dire di bloccare tutto e sospendere. Non si può neanche pensare, perchè nel movimento calcistico ci sono davvero tante persone che vivono di questo. Bisogna avere buon senso e soprattutto avere la coscienza pulita e cercare di rispettare gli impegni presi. Dal canto nostro, in casa Afragolese, da questo punto di vista siamo in regola. I nostri calciatori possono stare tranquilli, perchè abbiamo rispettato e rispetteremo anche in futuro i nostri impegni. Ci mancano due mensilità e tenendo conto che marzo non si è giocato e aprile non si giocherà, siamo una delle poche società che sono in linea”. 

In Serie D un contrattino mantiene saldi i vincoli, mentre per quel che riguarda l’Eccellenza: “Siamo in balia delle onde. I calciatori parlano di tutela, ma non so onestamente che tipo di tutele si possano adoperare. Un sussidio? Noi in Eccellenza non abbiamo nulla di scritto, quindi diviene complicato parlare di tutela in questo senso, bisogna rifarsi al buon senso e anche alla coscienza pulita, come ho detto poco fa. La situazione è complicata, perchè alcuni sponsor sono anche venuti meno, ma non per cattiveria, ma per difficoltà economiche. Aprile e maggio sicuramente saranno altri due mesi in cui ci sarà un picco di disdette degli sponsor, son venuti meno anche gli introiti dei biglietti, ora non abbiamo niente, quindi per mantenere gli impegni dobbiamo, chi può, mettere mano alle tasche e rispettare gli impegni oppure trovare delle soluzioni interne. Questo significa chiedere un piccolo sacrificio ai calciatori, seppur, come detto, sappiamo che ci sono famiglie che vivono di quei rimborsi. E’ difficile da ambo le parti, i calciatori perchè vivono di questo, gli imprenditori perchè si ritrovano ad affrontare una situazione complicata. Inutile prenderci in giro, lo sappiamo che nel movimento calcistico girano molti soldi, come ho detto noi Afragolese abbiamo rispettato tutti gli impegni, ma non so quanti riusciranno a farlo, ma non voglio neanche entrarne nel merito”. 

Ripresa dei campionati: “In questi giorni sto sentendo tante bestialità -commenta Niutta- Non si può sentir dire che dobbiamo chiudere tutto, smettere di pagare, azzerare, e via dicendo. Chi lo dice non conosce, evidentemente, il movimento calcistico. Non sono discorso che possano trovare fondamento. E’ chiaro che ora come ora l’importante è la salute, superare questo momento, ma sappiamo che questo virus passerà con il tempo, rispettando le misure di sicurezza. Passata l’emergenza dovremo, però, ragionare su quanto chiudere i campionati, completandoli, lo dovremo fare a porte chiuse? Si farà, finire la stagione ad agosto? Ok, che problema c’è? Io ho investito e voglio chiudere il campionato, non esiste che si azzeri tutto. Questo vale per la Serie A e per tutte le altre, il verdetto del campo della valere”.

Per quel che riguarda, eventuali proposte di miglioramento o tutela: “Non so cosa si possa fare -ripete il numero uno dei rossoblù- E’ difficile pensarci perchè come detto stiamo parlando di un regime forfettario. Stiamo vivendo una situazione davvero unica, è la prima, e spero anche l’ultima, volta che ci troviamo davanti ad un problema di questo tipo. E’ vero negli anni forse abbiamo sforato, ma niente faceva presagire che si potesse arrivare a questo. Di solito le proposte si fanno quando si fa qualcosa di scritto in mano, noi non abbiamo nulla. Sicuramente si potrebbe pensare a qualche proposta guardando al futuro, per migliorare. Considera sempre che stiamo parlando di ASD, quindi, senza scopo di lucro, da quel che ho letto è davvero poco quello che si prevede in questi casi. Se fossimo delle Srl sarebbe diverso, si poteva far riferimento alle misure diramate nei giorni scorsi per i dipendenti, per la partita IVA. L’unica cosa che si potrebbe fare è ragionare con persone che abbiano il buon senso e che capiscano che qui parliamo di rimborsi spese, che non sono tali, ma degli stipendi. Lo sappiamo tutti e c’è il tacito assenso da parte tutti, allora in questi termini si può ragionare. Ora come ora c’è una sorta di imbarazzo perchè bisogna misurare le parole, bisogna tutelare tutti e c’è chi può mettere la mano alla propria tasca, ma c’è chi non può. Non dovremmo stupirsi se alla ripresa ci saranno delle società che si ritroveranno con il cappio al collo, perchè se non hanno ricevuto ciò che hanno pattuito è chiaro che si può andare incontro a un rifiuto di presentarsi in campo”. 

Una chiosa quindi: “Ripeto in questi gironi se ne sentono tante, con pareri giusti o meno -conclude- ma io ritengo che al tempo giusto bisogna riprendere il campionato e chiudere le stagioni, anche se si dovrà slittare per l’estate o riprendere un mese dopo con il nuovo campionato, prolungare i contratti e via dicendo. Sospendere tutto vuol dire mandare a casa persone e non è pensabile. Bisogna usare il buon senso”.

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