Conte, la stampa e quell’addio che poteva essere gestito meglio

Conte – Napoli, un amore vincente rovinato da una conferenza fuori luogo e divisiva. Qual è il reale motivo del suo addio?

Editoriale a cura di Francesco Nettuno

Ci sono allenatori che vincono e basta. Poi ci sono quelli che riescono a lasciare un segno umano, emotivo, quasi viscerale. Antonio Conte appartiene senza dubbio alla seconda categoria. In due stagioni sulla panchina del Napoli ha restituito prestigio, mentalità e fame ad una squadra che oggi viene guardata con rispetto in tutta Europa. Uno scudetto, una Supercoppa Italiana e un secondo posto rappresentano numeri enormi, ma ciò che resta davvero è la sensazione di aver vissuto un ciclo importante, intenso, autentico.

Ed è forse proprio questo il motivo per cui il suo addio lascia un sapore strano. Amaro. Incompleto.

Perché Antonio Conte, uomo dichiaratamente legato alla Juventus, è riuscito comunque ad entrare nel cuore dei napoletani. Non era affatto scontato. Napoli è una piazza passionale, complessa, spesso diffidente verso chi porta con sé un passato così ingombrante. Eppure Conte ha conquistato tutti attraverso il lavoro, la mentalità e soprattutto i risultati. I tifosi gli hanno restituito amore sincero, gratitudine vera e riconoscenza totale.

Grazie di tutto, ma quella conferenza è stata un autogol:

Per questo motivo, la conferenza stampa d’addio insieme ad Aurelio De Laurentiis ha lasciato più di qualche perplessità.

Al netto della comunicazione discutibile, del cellulare del presidente che continuava a squillare tra battute e ironie fuori luogo, delle espressioni facciali di Conte durante alcuni interventi di De Laurentiis e dei botta e risposta che lasciavano intuire tensioni evidenti, ciò che ha colpito maggiormente è stato l’attacco diretto alla stampa napoletana.

Conte ha precisato di non riferirsi a chi ha espresso critiche costruttive, ma il messaggio arrivato è stato comunque molto duro. Stampa, giornalisti, content creator, “spioni”, acchiappa click: un calderone unico che inevitabilmente ha acceso una vera e propria faida social tra tifosi e addetti ai lavori. E sinceramente, da un allenatore del suo livello, era lecito aspettarsi qualcosa di diverso.

Perché la domanda nasce spontanea: possibile che Antonio Conte lasci Napoli per colpa di qualche cialtrone del web? Possibile che si finisca per attribuire responsabilità collettive ad un’intera categoria a causa di pochi personaggi che vivono di polemiche, veleno e tornaconti personali?

La verità è che il giornalismo vive di opinioni. Vive di analisi, di elogi e anche di critiche. Ed è giusto che sia così. La compattezza di pensiero non può e non deve esistere, soprattutto in un contesto democratico dove ognuno ha il diritto di esprimere il proprio punto di vista.

Conte aveva già espresso concetti simili ai tempi dell’Inter, quasi come se il dissenso o il pensiero critico rappresentassero un problema da eliminare. Ma il calcio funziona anche attraverso il confronto, spesso duro, spesso acceso.

Ed è proprio questo ad aver lasciato amarezza. Perché la maggior parte dei giornalisti napoletani, al netto delle inevitabili eccezioni, ha sempre trattato Conte con rispetto, riconoscendone il valore assoluto e comprendendo le enormi pressioni che accompagnavano il suo nome. Antonio Conte era sinonimo di vittoria obbligata, eppure raramente è stato attaccato in maniera distruttiva dalla stampa seria.

Per questo motivo, risulta difficile accettare che la mancanza di compattezza degli organi d’informazione venga indicata come una delle principali cause dell’addio.

Anche perché, probabilmente, le motivazioni reali sono altre.

Mai come in questi due anni Aurelio De Laurentiis aveva modificato la propria filosofia gestionale pur di accontentare il tecnico. Il Napoli ha investito tantissimo, stravolgendo politiche societarie che per anni erano state contestate da una parte della tifoseria. Persino molti detrattori storici del presidente hanno dovuto riconoscere lo sforzo economico compiuto per costruire una squadra competitiva.

Ed allora il dubbio viene naturale.

Il mio pensiero personale è che Conte abbia capito che il Napoli abbia raggiunto il proprio limite economico e progettuale. Che probabilmente non sarà più possibile sostenere determinati investimenti nella prossima stagione. Preciso: questa è soltanto una mia interpretazione, ma da osservatore attento di tante dinamiche calcistiche faccio fatica a credere che tutto possa ridursi ad una “shit storm” social o a qualche critica giornalistica di troppo.

Resta comunque la gratitudine. Quella non si cancellerà mai.

Antonio Conte ha riportato il Napoli ai vertici, ha regalato emozioni indimenticabili e ha lasciato una mentalità vincente che difficilmente verrà dimenticata. Napoli gli dirà sempre grazie per ciò che ha costruito.

Ma personalmente, quella conferenza stampa dopo Napoli-Udinese rappresenta una macchia evitabile. E forse, per il bene di tutti, prima verrà dimenticata e meglio sarà.