La stagione dell’Akropolis si chiude con una salvezza sofferta ma meritata, conquistata al termine del playout contro il Calcio Campagna. Un traguardo tutt’altro che scontato, arrivato dopo mesi complessi e pieni di ostacoli. Ai microfoni di Sport Campania, il direttore sportivo Alessandro Finelli ha ripercorso le tappe della sua esperienza, soffermandosi sulle difficoltà affrontate, sull’importanza del gruppo e sulle prospettive future.
1) Come è nato il suo percorso con l’Akropolis e quali sono stati i momenti più significativi di questa esperienza?
“Il mio percorso nasce dalla chiamata di un caro amico, tra i fondatori dell’Akropolis. Ho accettato subito con entusiasmo, con l’obiettivo iniziale di costruire una squadra competitiva per puntare ai playoff di Seconda Categoria. Il primo anno abbiamo centrato pienamente il traguardo, arrivando secondi e vincendo i playoff, confrontandoci anche con realtà importanti come il Montecorice. In questa stagione, invece, l’obiettivo era la salvezza e siamo riusciti a raggiungerlo”.
2) Quanto è stata difficile la stagione appena conclusa e quanto è stato liberatorio il fischio finale del playout che ha sancito la salvezza?
“È stata una stagione molto complicata, soprattutto in alcuni momenti in cui i risultati non arrivavano e dovevamo fare i conti con infortuni e squalifiche. Non è stato semplice gestire tutto, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Il fischio finale del playout è stato un momento liberatorio e carico di emozioni: fare calcio nella propria città rende tutto più intenso. Al gol di Di Giacomo, a un quarto d’ora dalla fine, vedere l’esultanza di tutti ci ha fatto emozionare profondamente”.
3) Quanto sono fondamentali i rapporti umani nel costruire un gruppo squadra solido, oltre all’aspetto tecnico?
“I rapporti umani sono fondamentali, sono la prima cosa che considero nella costruzione di una squadra. Prima del calciatore guardo l’uomo, la persona che deve dimostrare attaccamento e voglia di sudare la maglia. Cerco sempre di creare gruppi composti da ragazzi che si conoscono già o che hanno giocato insieme, perché questo aiuta a evitare divisioni nello spogliatoio. Avere una base solida sotto questo aspetto è determinante per il rendimento della squadra”.
4) C’è un allenatore con cui ha trovato particolare sintonia e un calciatore che considera il più importante tra quelli portati in squadra?
“Ho avuto un buon rapporto con molti allenatori, ma sicuramente con Dario Petraglia ho vissuto un’esperienza importante vincendo un campionato. Tuttavia, l’annata più significativa è stata quella con Ivan Solimeno, quando riuscimmo a salvarci con una squadra molto giovane: è stata un’esperienza esaltante, forse anche più di una vittoria. Per quanto riguarda i calciatori, quello più importante che ho portato è stato Claudio De Rosa, per il valore della sua carriera. Senza dimenticare altri elementi di grande spessore come Toni Abate, Felice Pastore e Raffaele Di Giacomo. All’Akropolis, invece, molto bravi mister Maresca ed il mio amico Capalbo che hanno fatto la differenza. Giocatori come Roberto Mollo e lo stesso Di Giacomo hanno rappresentato valori aggiunti anche per il loro attaccamento alla maglia essendo figli di Agropoli”.
5) Guardando al futuro: resterà all’Akropolis o valuta nuove opportunità?
“In questi giorni ho comunicato alla società la mia intenzione di non proseguire. Ho ricevuto alcune chiamate, ma valuterò con attenzione: se non troverò un progetto convincente, preferisco anche fermarmi. Non ho la necessità di continuare a tutti i costi. Voglio prendermi un po’ di tempo, staccare e riflettere, ringraziando comunque l’Akropolis per il percorso fatto insieme”.
Nella foto in evidenza: Finelli e Capalbo





