Serie A. Ripresa sì o no: tra dubbi e incertezze, il nodo è quasi al pettine

Riprendere o sospendere. E’ questo il problema, così scriverebbe Shakespeare se si dovesse imbattere in una situazione grottesca come quella che sta vivendo il calcio italiano. Il 4 maggio si potrà riprendere con gli allenamenti, in stretto isolamento, osservando il protocollo sanitario redatto dalla commissione medico-scientifica. Un protocollo che sembrava dover essere definitivamente approvato e messo in atto. Non fosse altro che, alcune situazioni sono ancora da chiarire.

I calciatori non vogliono avere vie preferenziali, quindi, avere la possibilità di essere sottoposti a esami sierologici, tamponi e tutte le cure mediche e le prevenzioni per tenere sotto controllo il contagio da Covid-19. Un altro punto importante è quello che riguarda il post. Nella Fase 2 si aprirà solo ad alcuni sport, quelli individuali, e i calciatori potranno partire con le sessioni di preparazione in gruppi squadra, ma ancora non c’è certezza di quando e se davvero si potrà riprendere a giocare. Situazione che mette in seria difficoltà i club, perchè responsabili della salute dei propri tesserati, in quanto dipendenti.

Inoltre non c’è garanzia sulla scomparsa del virus, non c’è certezza di quando potrebbe esserci il contagio 0 e soprattutto, non c’è la minima idea di quando si potrà effettivamente ripartire già solo con la preparazione a gruppi uniti, quindi senza il distanziamento sociale. Una condizione che farebbe slittare di molto la finestra e che sarebbe saltare i piani di Federcalcio e Uefa, che sembravano ormai aver stabilito le date.

I dubbi su Valencia-Atalanta dei mesi scorsi, come veicolo di contagio in provincia di Bergamo,  dovrebbero tenere ben alta la guardia, soprattutto in virtù di una certezza: se ci sarà un nuovo focolaio allora di dovrà stoppare tutto. In quest’ottica entrerebbe, quindi, sia la possibilità di un’ondata di ritorno, o seconda ondata, di pandemia, che quasi tutti gli Stati e i medici annunciano, partendo proprio dalla Cina, sia gli interrogativi sorti proprio ieri da Paolo Del Genio (LEGGI QUI).

Come si può ripartire a maggio se la macchina dello sport comprende migliaia di persone che si muovono e vivono attorno al calcio? Il Ministro Speranza e lo stesso Ministro Spadafora, sono al vaglio dello stato attuale della situazione, ma soprattutto dei passi successivi, benchè, per Speranza, il calcio non sia una priorità.

Troppe domande, troppe incertezze e altrettanti problemi a cui trovare una risoluzione. Una matassa di cui sembra sparita la matassa. Ad ogni passo avanti, infatti, ce ne sono almeno due indietro. Forse un segnale, per chi vorrebbe a tutti i costi far ripartire un movimento che ha bisogno di tempi più ampi.