La Lazio vince la coppa Italia contro l’Atalanta, ma è il calcio italiano a perdere. Soliti disordini, soliti atti vandalici, soliti tafferugli che con l’essere tifosi non hanno nulla a che vedere. Un copione scritto male e interpretato ancora peggio da attori bravissimi a dimostrare la propria pochezza d’animo, la propria inciviltà. A poche ore dal fischio d’inizio della finale tra Lazio e Atalanta si sono verificati scontri tra ultras biancocelesti e Polizia. Solito lancio di bottiglie e sanpietrini da un lato, cariche e lacrimogeni dall’altra. I “grand’uomini”, però, hanno messo a segno qualcosa di cui farne vanto in futuro, quello di aver dato fuoco a tre auto della Polizia Municipale, colpendole con fumogeni, e ferendo due agenti. Il tutto orgogliosamente a volto coperto. Un Ponte Milvio prima appesantito dai lucchetti, ma poi alleggerito dalle queste menti vuote. Una magra consolazione i cinque arresti.
Da anni ormai si sente parlare di “No al calcio moderno”, però, se questo è il retaggio del calcio che fu negli anni ’80/’90, allora meglio restare nella padella invece di optare per la brace. Il tifo dovrebbe rappresentare la parte sana del calcio, quello che esulta, gioisce, spera, piange e si dispera per la proria squadra. Quello che prende in giro amichevolmente l’avversario dopo una vittoria e non quello che si reca allo stadio solo per creare disordini.
Un cancro che fa ancora male al nostro calcio, ma che deve essere necessariamente estirpato. Sembra quasi inutile riperte le solite cose, che servono pene più severe, maggiori controlli, nuovi regolamenti, perchè in primis serve educare certe persone, poi punire. Nemmeno penalizzare una squadra per le idiozie dei propri scellerati tifosi servirebbe a qualcosa, se non a far diventare le società schiave di eventuali ricatti di questi teppisti.
Intanto la Lazio festeggia per la sua settima e forse meritata coppa Italia, lo faranno i tifosi, quelli sani, ma anche gli Irriducibili imbecilli.
Gianfranco Collaro



