Napoli vs Higuain. La verità è che non amavi abbastanza

Solitamente è questa la giustificazione che si adduce quando una storia d’amore finisce in malo modo o per futili motivi: non mi ami abbastanza. Ragionando a mente fredda sulle parole di Higuain durante la presentazione alla Juventus, cioè che riecheggia maggiormente sono due o tre passaggi, quelli fondamentali.

Qui c’è il collettivo non ci si affida sui singoli, qui è una grande famiglia. Lo stesso collettivo che a Napoli lo ha portato a rinascere, anno dopo anno, fino a segnare 38 marcature durante la stagione calcistica. Un collettivo che lo ha accolto come un dio e lo ha sempre difeso davanti a tutto e a tutti. Parlare di collettivo nella Juventus, e non si sta assolutamente sminuendo la squadra bianconera ma solo replicando al Pipita, fa sembrare che solo l√¨ esistono undici giocatori che scendono in campo per vincere. √à vero, il numero dei trofei dista anni luce dall’albo d’oro del Napoli, ma ora si parla delle persone e non delle coppe alzate al cielo. Quelle stesse persone che a Dimaro hanno espresso la volontà di riaverlo presto tra di loro.

Questa squadra ha la mentalità vincente. I trofei non mentono, i cinque trofei consecutivi neanche. Su questo non ci si può opporre. Probabilmente è vero, il Napoli ancora non ha fatto quel passo decisivo per arrivare alla maturità ed essere considerata un big d’Italia e d’Europa. Il mercato avrebbe potuto offrire di più, lo stesso De Laurentiis avrebbe potuto fare di più. Questo viene sottolineato senza rinnegare i passi avanti fatti nell’ultimo decennio. C’è però da dire una cosa, negli ultimi anni la solfa sembra sempre la stessa, sfiorare ma non agguantare. Magari proprio su questo non ci si può schierare contro la decisione di andare via. Infatti ciò che si recrimina è la scelta della squadra. Atletico Madrid e Arsenal sono due squadre di tutto rispetto, che hanno possibilità economiche di sicuro superiori al Napoli e probabilmente della Juventus. In particolare la squadra allenata da Simeone è arrivata per due anni su tre seconda in Champions League, mentre la Juve oltre agli scudetti e alle Coppe Nazionali, cos’ha vinto? Ambire alla vittoria della Champions, per il Napoli, è arduo, anzi oggettivamente parlando davvero impossibile, quel che è certo, però, è che Higuain non ha neanche avuto il coraggio di provare a raggiungere Maradona nella sua grandezza, diventando il nuovo dio napoletano.

Non voglio stare neanche un minuto con il Presidente, il rapporto era logoro, io la pensavo in un modo, lui in un altro. Premettendo che per quanto sia una figura eclettica, esuberante e sopra le righe, il Presidente non è ingombrante nella quotidianità dei giocatori. Questo è testimoniato anche dal fatto che De Laurentiis viaggia molto per motivi imprenditoriali e cinematografici. Detto e specificato questo, nessuno può entrare nel merito del rapporto tra i due. Si dice, però, che la verità è sempre nel mezzo. Buono o cattivo che fosse il loro rapporto, è certo che questo non sarebbe una motivazione adeguata a lasciare una squadra ed in quel modo. Senza un saluto ai compagni e men che meno al suo allenatore, colui che l’ha fatto ringiovanire e coronarsi Re d’Italia con i suoi 36 gol in effettive 36 partite giocate. Tutti compiono scelte ed azioni, ma ciò che fa la differenza è la modalità con cui le scelte e le azioni vengono compiute. Higuain non ha voluto dedicare neanche cinque minuti del suo tempo per informare chi, lui stesso, considerava un maestro.

Che la gratitudine sia una chimera, nella vita come nel calcio, è ormai ampiamente assodato In fondo il cuore ce lo mettono i tifosi, i giocatori, i dirigenti e gli allenatori lavorano e basta. La scelta di Higuain può essere condivisibile o meno nell’ambiente napoletano, ma quel che è certo è che sembra essere stato tutto ampiamente progettato e programmato, da parte di chi, in fondo non ha mai realmente amato.

Cristina Mariano