AreAvellino. Goodbye my darling, goodbye my Wolf

La squadra si esprime meglio con il 4-3-1-2: è questo quello che ha detto Dario Marcolin in conferenza stampa giustificando il suo dietrofront in merito al cambio modulo. Il campo l’ha smentito. L’Avellino che ha giocato contro il Perugia ha mostrato le poche cose buone che il bresciano ha insegnato, ma sempre le solite lacune che ormai non posso più essere scagionate. Amnesie difensive che non hanno un perch√©. Pochezza offensiva che non si riesce a motivare. L’Avellino si sta preparando la fossa da solo. La sconfitta, la terza delle quattro giornate di Marcolin, sta permettendo a coloro le quali si stiano giocando la salvezza di progettare e sperare in un assalto finale che potrebbe portare gravi conseguenze alla squadra irpina. Dsalla zona play-off a quattro punti sopra la zona play-out con la Pro Vercelli che a quota 40 grazie al pareggio contro la Salernitana che può rivelarsi un vero pericolo.

Non basta il carattere, che comunque l’Avellino ha cercato di mettere in campo, ma serve tirare in porta per poter sperare di fare male. Con i grifoni ci ha pensato solo Bastien a provare a scardinare la muraglia che Rosati aveva alzato. Per vincere bisogna giocare, questo è un aspetto fondamentale che manca all’Avellino. Due allenatori e nessun progresso. Come detto in altri articoli crocifiggere Marcolin è come sparare sulla Croce Rossa: non si può. Il passo indietro fatto nel cambiare la sua idea di gioco lo dimostra. Marcolin, nel mettere in campo il 4-3-1-2 ha ripetuto gli errori di Tesser. Insigne diventa un oggetto misterioso, perch√© fare il trequartista non è il ruolo. Continuare a schierare Castaldo, con la stessa indomita testardaggine che costringe Joao Silva a girarsi i pollici in panchina è un autogol che si ripete di volta in volta. Uomo spogliatoio, spina dorsale della squadra, bandiera, chiamatelo come volete, ma in campo ultimamente fa solo danni. Il gol della scorsa giornata non può illuminare un cammino in penombra. Passaggi senza senso e proteste continue alla ricerca di un fallo che non esiste.

Anarchia in campo. Non si possono vedere i giocatori che si sovrappongano! √à inaccettabile che non vengano rispettate le posizioni. Pucino si invola verso il centrocampo mettendosi in proprio e mette in serio pericolo l’Avellino, che chissà come si salva dal tracollo. Gli inserimenti tra le linee sono essenziali per il gioco palla a terra, ma anche per i lanci lunghi, ma questo prevede un movimento corale dei reparti e non di certo le iniziative di singoli che si accavallano ai compagni e lasciano scoperte le loro zone di competenza. Idem per Biraschi, che palla al piede se ne va lungo la fascia comandata da Pucino, lasciando la via centrale completamente sguarnita. Sono passati ben sette mesi e mezzo eppure sembra che a questa squadra non sia stata trasmessa un’idea di gioco di squadra, come il calcio deve essere. Affidamento alle folate dei singoli, improvvisazione di ruoli, adattamento ai ruoli soffocando le caratteristiche tecniche dei calciatori. Ma questa ormai è minestra riscaldata.

Ogni settimana si ripete lo stesso copione e ogni medesima settimana ci troviamo a commentare sempre nello stesso modo le partite di un Avellino che anche quando vince -e la vittoria manca ormai da un mese- non convince. Fondamentalmente questa squadra ha convinto per cinque giornate, quelle famose cinque giornate di continue vittorie che potremmo anche ribattezzare le cinque giornate di Avellino. Al di là di quel breve periodo, è solo un continuo rewind.

Cristina Mariano