Brutta, bruttissima prestazione dell’Avellino in quel di Latina, dove la squadra di Carmine Gautieri ha dominato il campo quasi dall’inizio fino alla fine del match. Ai laziali mancava la vittoria da circa tre mesi e avevano segnato soltanto 8 gol dall’inizio del 2016. L’Avellino ha fatto da vittima sacrificale.
Non un brutto approccio alla partita da parte degli uomini di Marcolin, che soffrono terribilmente il gioco palla a terra ed in velocità. L’attacco perso Gavazzi nel finale di primo tempo perde un perno fondamentale che dà brio al reparto e riesce a dare segni di vita. Il centrocampo, in particolare Paghera, non pare avere la velocità di pensiero e di gioco che è necessario a creare problemi ad avversari che riescono a fare bene la fase difensiva, come è riuscito a fare proprio il Latina, impedendo gli irpini di creare noie al proprio portiere, chiamato al lavoro ordinario di rimessa dal fondo e risposta ai retropassaggi. Quasi vergognosa la prestazione generale della squadra, che vede salvarsi solo due calciatori: Gavazzi, già citato, e D’Angelo che mette il cuore e tre polmoni in tutte le partite dal primo al 95o minuto.
Andando ad analizzare i singoli, ci si potrebbe soffermare su Castaldo. Continua l’illusione che la sua presenza possa fare la differenza, in positivo, alla partita. La differenza, effettivamente, la fa, ma in negativo. Il numero 10 ex Nocerina gioca con vigore appena due minuti, per poi ritirarsi in una sorta di letargo, che non gli permette di controllare bene neanche un pallone. Sembra una sentenza pesante e severa, ma non si può negare che l’evanescenza del reparto avanzato dipenda anche da lui, che per primo riceve palla dai centrocampisti smistandolo, però, agli avversari. Non si capisce se effettivamente la mano di Marcolin si sia già vista oppure la squadra soffre ancora della non tattica di Attilio Tesser, con il quale hanno trascorso quasi un’intera stagione perpetuando errori su errori in ogni fase di gioco. C’è da dire, però, che ci si aspettava un colpo emotivo che desse la scossa, ma la scossa non è arrivata. La squadra sembra stanca e sulle gambe, probabilmente già mentalmente arresa a non qualificarsi per lo spareggio promozione, o semplicemente ha accumulato il triplo della fatica a causa di un modulo che ha visto molti giocatori impegnati in ruoli non propri. Altro aspetto che va sottolineato e che si è visto in questa partita contro i nerazzurri, è il tentativo di mettere in scena una nuova tattica: cioè quella del gioco con palla a terra e non ricorrendo ai lanci lunghi, che effettivamente sono stati pochi. Ma, come è stato espresso poco fa, la velocità di pensiero latita e l’Avellino non è stato in grado di creare azioni in velocità e pericolose.
Dare la colpa all’allenatore in questa fase sarebbe sparare sulla croce rossa, in fondo 7 allenamenti non sono abbastanza per decretare e giudicare il lavoro di un tecnico, che comunque in carriera non ha mai brillato. Il modulo pare essere quello giusto, la squadra sembra più coperta e i giocatori più a loro agio. Basti guardare Insigne, che probabilmente non si impone come poteva fare prima nella posizione di trequartista, ma a la possibilità di spaziare per tutta la zona di attacco, come prima non poteva. L’inserimento di Bastien nel secondo tempo, tra l’altro, ha fatto s√¨ che la palla fosse smistata con maggior velocità e vivacità, contrariamente a quanto visto quando a impostare c’era l’ex Lanciano Paghera. Non si comprende l’assenza di Mokulu nell’11 iniziale, visto che, come ha detto lo stesso Marcolin in conferenza stampa per fare la Serie B bisogna essere al 100% delle forze e della condizione fisica. Allora perch√© vediamo ancora Castaldo in campo? Altro lampo di genio è stato l’inserimento di Tavano, che al contrario di quanto visto con tesser, nella posizione di ala sinistra è sembrato il buon Ciccio Tavano che ha sempre fatto ammattire le difese avversarie.
La tifoseria è stata chiara: questa squadra non merita la maglia. C’è da dire che questo giudizio non spetta a noi, di sicuro è necessario che la squadra risponda a questa affermazione con l’orgoglio, come aveva fatto dopo la disfatto di Trapani. Una nota di merito vada proprio alla tifoseria presente anche in Lazio, che nonostante la prestazione deludente ha comunque sostenuto la squadra cantando, anche contestando, fino alla fine.
Cristina Mariano




