VIDEO. Italia. Le parole degli Azzurri Zaza e De Rossi

Non è il tipo che soffre l’emozione dell’esordio Simone Zaza: gol dopo 7′ al debutto in Champions League con la Juventus, assist vincente per Eder a 28 minuti dal suo ingresso in campo alla prima apparizione all’Europeo. Tra due giorni a Lille potrebbe avere un’altra vetrina per mettersi in mostra, un’occasione che naturalmente non vuole lasciarsi sfuggire: Spero di giocare ‚Äì confessa in conferenza stampa ‚Äì e mettere in difficoltà il mister nelle sue scelte. Mi piacerebbe segnare, ma anche non dovessi farlo il mio desiderio più grande è vedere la panchina entrare in campo per un gol come è successo nelle prime due partite, a dimostrazione del fatto che siamo un gruppo unito e compatto. Io mi sento bene, ma penso di poter dare ancora di più.

Reduce da una stagione che lo ha visto spesso entrare in campo a partita in corso, ha contribuito allo scudetto della Juventus con gol pesanti come quello segnato al Napoli e si è guadagnato la convocazione all’Europeo dimostrando allenamento dopo allenamento di volere a tutti i costi far parte della spedizione francese: Non mi pesa partire dalla panchina, conoscendo il Ct le cose bisogna meritarsele. Vuole che ogni giocatore dia il 100% anche se siamo già qualificati.

Nella sua maturazione Antonio Conte ha giocato un ruolo decisivo: Il mister ci ha trasmesso la grinta e la voglia di non mollare mai. Facciamo allenamenti duri, ma sappiamo che è l’unica strada per far bene in questo Europeo. In questi giorni sta studiando per prendere la patente e intanto su Twitter ha lanciato l’hashtag ‚ÄòLa follia rende sani di mente’: Sono esuberante e nel mio stile di gioco c’è un pizzico di follia, è un motto che ho trovato navigando in rete e nel quale mi rispecchio.

Nella sala stampa di ‚ÄòCasa Azzurri’ l’attaccante azzurro racconta anche la sua infanzia calcistica e l’amicizia con Alvaro Morata: Vengo dalla Basilicata, una regione meno famosa di altre. E’ difficile emergere, da piccolo mi spostavo sempre e i miei genitori mi accompagnavano a fare provini perch√© non volevano che avessi rimpianti. Morata lo sento ogni giorno, siamo buoni amici. Dopo la doppietta che ha segnato l’altra sera gli ho detto che aveva fatto gol di testa perch√© si è fatto i capelli come i miei. All’Europeo vorrei incontrarlo il più in là possibile, quel che è certo è che andremo in vacanza insieme. Si spera dopo il 10 luglio.

Ha la grinta negli occhi Daniele De Rossi e il suo sguardo è un po’ il manifesto di una Nazionale che Antonio Conte ha plasmato a sua immagine e somiglianza. Il centrocampista giallorosso è uno dei veterani azzurri: Campione del Mondo nel 2006, è alla sua sesta grande manifestazione con la Nazionale (Mondiali 2006, 2010, 2014 ed Europei del 2008 e 2012), senza dimenticare le due esperienze in Confederations Cup nel 2009 in Sudafrica e nel 2013 in Brasile. E’ anche il miglior marcatore della rosa di Conte con 18 reti, una in meno di Bettega e Gilardino e a soli due gol da un certo Paolo Rossi: Ma non mi sento una stella ‚Äì spiega in conferenza stampa ‚Äì sono un giocatore forte, ma le stelle sono i vari Messi, Ibrahimovic, Hazard, campioni che fanno innamorare i tifosi. Anche il palmares parla per una stella, Messi e Cristiano Ronaldo fanno 50 gol ogni anno ed è giusto che godano di maggior credito. Spesso mi marcano a uomo come Iniesta ‚Äì aggiunge scherzando ‚Äì forse mi hanno scambiato per qualcun altro. Io cerco di fare il mio, mi sento quarto difensore aggiunto quando c’è da difendere e quarto attaccante quando c’è da attaccare.

Se parlando di se stesso si schermisce, non è avaro di complimenti quando si tratta di parlare dei compagni di squadra e di Antonio Conte: La nostra è la difesa più forte del mondo, il reparto più omogeneo e più complementare che si possa trovare oggi nel panorama calcistico. I nostri difensori sono carismatici, hanno una mentalità trascinante per il resto del gruppo. Per quanto riguarda il mister non voglio passare per ruffiano, ma ci dà equilibrio e organizzazione e in campo pesa di più di un giocatore bravo nell’uno contro uno o che segna in rovesciata. E’ un vantaggio che abbiamo rispetto alle altre nazionali.

Il lavoro paga sempre e non a caso l’Italia è una delle squadre che macinano più chilometri: Qui stiamo raccogliendo i frutti della preparazione, nei secondi tempi corriamo sempre molto e manteniamo un livello alto di aggressività e resistenza. Non abbiamo forse individualità che rubano l’occhio, ma abbiamo doti che altre squadre blasonate non hanno: come la compattezza del gruppo e la qualità nei ricambi. Non avere inizialmente le luci puntate su di noi forse ci ha aiutato, ma abbiamo un po’ svelato le nostre carte e ora c’è più attenzione nei nostri confronti da parte delle altre squadre.
Dopo essere partito nell’undici titolare contro Belgio e Svezia, mercoled√¨ con l’Irlanda potrebbe accomodarsi in panchina: E’ sbagliato dire che è una partita inutile ‚Äì sottolinea ‚Äì è importante chiudere il girone a nove punti ed è giusto che chi ha giocato meno finora possa togliersi le sue soddisfazioni. L’Irlanda è una squadra con forte tempra e carattere. All’Europeo del 2012 li abbiamo affrontati quando erano ultimi in classifica a zero punti, hanno dato il tutto per tutto e i tifosi hanno cantato per novanta minuti come fosse una finale. Non possiamo farci trovare impreparati e non vogliamo fare regali o brutte figure.

Poco prima di partire per la Francia ha confessato di aver temuto di non essere inserito nella lista dei 23 convocati: Ma che passeggiavo in campo lo scrivevate voi – dice rivolgendosi ai cronisti – con la Roma ho giocato anche ottime partite, ma mi sono stirato due volte e ho saltato tante partite per infortunio, altre perché la squadra aveva vinto senza di me e non era il caso di cambiare.

Tra due giorni a Lille incontrerà uno degli idoli della sua infanzia, quel Roy Keane per cui ha scelto di indossare la maglia numero 16 e che oggi è il vice di Martin O’Neil sulla panchina dell’Irlanda: E’ stato uno che ha fatto dell’intensità e dell’abnegazione una delle sue armi migliori, per questo può innamorarsi di una squadra come la nostra. Magari altri esteti preferiscono il gioco della Spagna. Nel calcio bisogna vincere per essere ricordati, se il Leicester avesse perso il titolo a due giornate dalla fine lo avremmo dimenticato velocemente.

Fonte Vivo Azzurro