Nuovo appuntamento con Now SportCampania che ha visto come ospite Kevin Tulimieri, calciatore campano in forza al Valletta, la più titolata squadra maltese. L’ex Savoia affronta gli argomenti senza pali sulla lingua, entrando a gamba tesa su le questioni più calde.
“Qui non c’è mai stata la quarantena, ma vedendo cosa accadeva in Italia, c’è paura e la gente è rimasta a casa. C’è poca gente in giro, al massimo si esce per una passeggiata.” – Esordisce Tulimieri parlando della sua permanenza a Malta, e poi prosegue – “Lo scorso anno abbiamo fatto una grande stagione, sfiorando l’Europa League con una squadra che puntava alla salvezza. Quest’anno con il Valletta si puntava vincere, all’avvio di stagione siamo stati sfortunati, poi è cambiato con l’arrivo di Tedesco sulla pachina. Ora siamo a tre punti dalla vetta, ma se non arriviamo primi e se non ricomincia il campionato non andiamo in Champions, speriamo che ricominci. Un sogno giocare in Champions, peccato uscire, ma giocare davanit a 43 mila persone a Budapest contro il Ferencvaros è qualcosa di inspiegabile, l’inno della Champions poi. Anche in Europa League siamo arrivati al terzo turno e siamo usciti con l’Astana. Ma ho vissuto sensazioni uniche.” – Un paragone tra calcio italiano e quello maltese – “La serie D non è paragonabile al campionato di A maletese, forse il Bari dello scorso anno o il Palermo di quest’anno si. Se parliamo di serie C, le prime dieci protrebbero disputare questo campionato. Le prime tre o quattro squadra a Malta potrebbero comunque giocare un campionato di B”. – Inserire un limite di italiani in squadra, un poco come accade anche a Malta – “Io credo che se uno è forte, gioca. Se uno ha 17 anni a prescindere dalla nazionalità deve giocare, non l’under ma chi è forte. Non è un obbligo giocare a calcio. Dovrebbe giocare chi merita, ma con questa politica degli under le società ammazzano i ragazzi. Tutto il sistema calcio è sbagliato, andai al Savoia in Eccellenza, passai al Molfetta feci 11 reti, l’unico a fare quattro reti al Taranto tra andata e ritorno, ma dopo nessuno mi voleva in serie D. Il calcio è chi merita, ma invece non è così”.
Riforme dei campionati di serie C – “Non ha senso fare una B a due gironi e parlare di semiprofessionismo o dilettantismo in serie C“. – Amarcord alla Nocerina – “Sono nativo di Siano, Nocera è casa mia. Un’esperienza non bellissima, perchè ero piccolo ed ingenuo. Se potessi tornare indietro determinate scelte non le farei, tipo andare a Casale, perchè mi dicevano che al nord i calciatori crescevano, invece di farmi le ossa in panchina”. – Sul futuro e qualche pensiero in Italia – “Ritorno? Chi lo sa, forse un giorno. Soprattutto dove? In serie C “elite” o in serie D. Tornare al Savoia? Queste domande non si fanno, quella è casa mia, certo che dico si. A Torre Annunziata è come quando finisci di lavorare e torni a casa, loro hanno dato tanto a me. Tifosi caldi ma esemplari, sostengono la maglia”. – Ritornando alla scelta di Casale – “Un’esperienza bruttissima, la peggiore. Ho dato ascolto ad un procuratore, che non era tale, mi ha indicato un percorso sbagliato. Abbiamo fatto tre partite e siamo falliti. Fu un disastro, ero anche in nazionale under 20, fallimmo e ripeto, fu un disastro. Le scelte cambiano la vita, puoi essere bravo ma se non hai conoscenza non vai da nessuna parte, questa è l’Italia.”
Il sostegno dei tifosi durante ad una partita – “Giocare in uno stadio dove i tifosi non si fanno sentire non è facile per me, preferisco la pressione, il boato di quando un pallone finisce di poco al lato. Non riesco ad immaginare un calcio così, mi piacciono le piazze calde, ovviamente se sbagli ti fischiano, ma se segni ti esaltano. Per questo amo la piazza del Savoia. Quest’anno l’unico problema che hanno avuto è il Palermo, una squadra che non merita di stare in D, ma la rosa del Savoia è superiore. Poi ci sono altri fattori, che il Palermo deve vincere e lo sanno tutti.” – Il suo ruolo in campo cambiato da ala a mezz’ala e i rapporti con Puglisi – “Paradossalmente amo giocare in questo nuovo ruolo. Puglisi? Una persona che merita, mi voleva alla Gelbison, ma ero già sotto contratto qui a Malta. Una di quelle persone vere in questo calcio”. – Un pensiero per il tecnico Tedesco – “Mister Tedesco potrebbe allenare tranquillamente in serie B italiana, ma invece non viene chiamato, sempre per lo stesso motivo. Non esiste meritocrazia”. – La chiosa parlando dei club e una stoccata alle riforme – “Inutile creare tante serie, magari farne poche e con i club che pagano, quelli con presidenti seri. Eliminando quelli che fanno i presidente senza portafoglio. Forse così si potrà pulire un poco il sistema, anche se non si risolverà il problema totalmente”.




