Taglio stipendi e Serie D. Le opinioni di Osuji, Di Nunzio e D’Alterio

In piena emergenza Covid-19, si avvicina il termine per la quarantena, che con estrema probabilità verrà prolungata, ma anche il primo reale bilancio per capire se e quando sarà possibile ripartire con il calcio giocato. I vertici della massima istituzione nazionale, comunque, sta già lavorando per provare a incastrare nel migliore dei modi la programmazione, i calciomercato e i recuperi.

Intanto è ancora sul tavolo delle discussioni la situazione degli stipendi, del calcio dilettantistico e degli stessi calciatori: “Taglio stipendio? –racconta ai colleghi di Metropolis Wilfred Osuji del Savoia- Per ora non ci penso. È di sicuro un problema, soprattutto per chi guadagna poco, ma ora pensiamo solo a stare al sicuro e mettere fine a questa situazione”. Non è invece della stessa opinione Salvatore D’Alterio del Sorrento: “E’ giusto che anche noi facciamo la nostra parte, nei dilettanti gli stipendi sono minimi, ma verremmo comunque incontro alle società. Però da quello che ho sentito, sembra che a noi li vogliano quasi eliminare, perdendo circa l’80%, e questo penso che non sia giusto: più che un taglio di stipendi, sembra un gesto delle società per togliere i fondi al calcio dilettante”.

Negli ultimi giorni arriva la proposta di una donazione da parte dei calciatori di Serie A dell’1% del loro stipendio, devolvendolo agli omologhi del calcio dilettantistico: “E’ evidente che non si possono paragonare gli stipendi dei professionisti con quelli dei dilettanti, perché chi gioca in Serie A e Serie B per qualche anno, può vivere di rendita tutta la vita, mentre nelle nostre categorie è importante che chi gioca abbia anche studiato, perché quando appendi gli scarpini al chiodo, devi lavorare, soprattutto se hai famiglia. -spiega il centrocampista oplontino– All’ipotesi di donare parte degli stipendi di A ai dilettanti non solo non credo minimamente, ma penso anche che questa non sia la strada giusta: preferisco che i calciatori professionisti, una percentuale del loro stipendio eventualmente la donino a dottori, infermieri e tutti gli operatori sanitari che stanno vivendo un momento tristemente memorabile”. Anche in questo caso fazione opposta per il centrale di difesa del Sorrento: “Magari fosse così, sarebbe d’aiuto per alleviarci un po’ le ferite”. Sulle sue, invece Francesco Di Nunzio della Turris: “Ognuno di noi è chiamato in causa per fare la sua parte. È giusto solo quello che ci si sente di fare”.

Infine, ipotesi cancellazione dei campionati con le retrocessioni bloccate e la promozione delle prime due della classifica: “Credo che ogni giocatore preferirebbe terminare il proprio campionato sul campo per puntare gli obiettivi prefissati mesi prima -spiega Di Nunzio- ma come detto ora la priorità è un’altra”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Osuji: “Ovviamente mi dispiacerebbe se il campionato venisse cancellato, ma tutto passa in secondo piano rispetto alla salute: penso alle migliaia di persone che ci hanno lasciato per questo virus e il calcio perde rilevanza, e – se questa situazione non si risolve – riprendere significa mettere in pericolo la vita di tutti gli addetti ai lavori, calciatori in primis. Il calcio non morirà mai, ma per giocarci dobbiamo essere in vita”.

Più perentorio, invece D’Alterio: “Spero che si possa continuare a giocare e concludere i campionati, credo sia giusto così. Non avremo problemi a giocare a giugno, luglio o agosto. I campionati si vincono sul campo e si decidono sul campo, non per altre situazioni. Alcuni presidenti vogliono approfittare del momento per non onorare gli accordi, magari hanno raggiunto già l’obiettivo stagionale e quindi preferiscono non pagare più, questo non va bene”