Gli ultimi colpi di sten Berni li regala al nulla, come il triplice fischio di un arbitro. Su di loro si avventano i tedeschi che li finiscono con la baionetta. Muore così il mediano che giocava sempre per i compagni.
G.GREISON,M.LUNARDINI, L’ultimo tiro del partigiano Berni, in Il manifesto, 9 novembre 2004
Come ogni 25 aprile ormai da 73 anni, l’Italia festeggia la festa nazionale della Liberazione. Come stessa dicitura spiega, questa festa è atta a celebrare e ricordare il giorno in cui, con la resa di Caserta, i partigiani italiani riuscirono a liberare il loro Paese dalla dittatura nazi-fascista.
LA STORIA DELLA FESTA – Già nel 1946, il 22 aprile di quell’anno si diede avvio a questa nuova ricorrenza. Fu il Presidente del Consiglio, il primo Presidente del Consiglio del nuovo Regno D’Italia vicino all’addio alla monarchia, Alcide De Gasperi, a proporre al Re Umberto II di istituire la nuova festività. Umberto II con un decreto legislativo luogotenenziale accolse la richiesta e con la dicitura ¬´A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale.¬ª si chiude definitivamente il capitolo più buio della storia dell’ancora giovane Italia.
LA RESISTENZA – La Resistenza Italia è un movimento politico che nacque nel 1943 e diede vita ad una serie di movimenti e sommosse per opporsi, sul finire della Seconda Guerra Mondiale, all’oppressione dei nazifascisti che ormai stavano divorando l’Italia con invasioni e guerre intestine nonostante l’alleanza tra Italia e Germania. Il punto di non ritorno si ebbe dopo l’armistizio di Cassibile, nel settembre del 1943, che diede avvio ad un movimento interno con le forze partigiane e le forze alleate contro la dittatura e contro Mussolini. Embrioni antifascisti, comunque, già esistevamo, ma la severa osservazione delle forze nere mettevano in condizione tutti gli antifascisti a muoversi nell’ombra e a tentare di tenere nascosto quanto possibile la loro idea politica, totalmente opposta a quella fascista. Tra intellettuali, politici e cittadini comuni che in qualche modo hanno cercato di opporsi studiando ogni dettaglio di quello che poi si rivelerà la forza vincente degli alleati. Oltre a questi c’è da ricordare sicuramente l’opposizione degli sportivi che in campo spesso si sono rifiutati di inneggiare al regime con il celebre saluto romano, trasformato nell’emblema del fascismo. Da Bruno Neri, il Berni, a Michele Moretti a Afredo Martini. Chi ebbe una vera e propria carriera militare, però, fu proprio il Berni.
BRUNO NERI IDOLO BIANCAZZURRO E PARTIGIANO –Calciatore e allenatore già durante la sua carriera di calciatore non nascose la sua ostilità nei confronti del regima fascista. Nel 1931 il suo gesto fu eclatante. Prima dell’amichevole tra Fiorentina e Admiral Vienna fu l’unico a non omaggiare il regimo con il saluto romano. Un gesto che rendeva ancor più chiare le sue idee politiche. Non a caso dopo la carriera di calciatore, militando per lo più tra Faenza, squadra della sua città, e Fiorentina e poi di allenatore sempre in terra faentina si arruolò nelle forze della Resistenza Partigiana.
Con il Faenza entrò facilmente nei cuori dei tifosi grazie ai grandi campionati in Serie B a cui contribu√¨. Anche dai tifosi della Fiorentina fu idolatrato soprattutto per la conquista del campionato di Serie A.
Il mediano partigiano, comunque, passò alla storia non tanto per le sue gesta in campo, quanto per il suo impegno in campo militare. Calciatore apprezzato e stimato per la sua tecnica, dedicò in contemporanea alla carriera sportiva, la sua vita alla battaglia contro le forze del regime fasciste. Entrò nel circolo degli antifascisti grazie a un suo cugino, Virgilio Neri, notai che lo metterò in contatto con intellettuali del suo stesso credo politico. Si arruolò subito dopo l’armistizio di Cassibile diventando ben presto il vicecomandante del Battaglione Ravenna. I principali compiti del Berni, nome di battaglia di Neri, erano quelli di recuperare armi e radio che potessero fare al caso dei partigiani. E fu proprio durante una di queste operazioni che cadde durante no scontro con dei soldati tedeschi, assieme a lui un compagno partigiano, nel 1944. La sua attività militare fu importante, tant’è che a Faenza gli fu intitolato lo stadio in Piazza D’Armi.
Cristina Mariano




