Sorrento, Gladiator, Gelbison: le pifferaie incantatrici della Spedizione pugliese

Sorrento, Gladiator e Gelbison sono le regine di questa giornata di campionato, quanto meno per quel che riguarda il girone H. Infatti, se nel girone I, la gloria è tutta per il Savoia che espugna il Barbera, nel girone G della Turris che si riprende la vetta, nel girone pugliese non si può non dividerla tra le tre squadre sopracitate.

Certamente al primo posto con una medaglia d’oro ci va il Sorrento che all’inglese spegne l’infernale Zaccheria di Foggia conquistando la seconda vittoria della storia del match. La squadra di Vincenzo Maiuri arriva a pieno organico, con un Costantino scalpitante in mezzo al campo che ritrova la maglia da titolare. Dopo un primo sussulto locale è proprio il Sorrento che trova il gol. Inserimento del numero 4 rossonero, che si procura una punizione. Cacace sugli sviluppi viene atterrato procurando il calcio di rigore che permette ad Herrera di sbloccare il risultato. Il Foggia non riesce a reagire per tutto il match, nonostante provi con le cattive ad abbassare l’umore e l’entusiasmo degli ospiti arrivati carichi nello stadio della Capitanata. Una vera e propria campagna portata a casa dalla formazione rossonera, che ammutolisce gli ottomila presenti sugli spalti sciorinando bel gioco e costringendo i padroni di casa alla prima sconfitta in casa. Il Sorrento è indemoniato ed esorcizza i satanelli di Ninni Corda con una vittoria che mantiene il Sorrento al quinto posto in classifica.

Per un’impresa che riesce ad una che lascia l’amaro in bocca. Il Gladiator in terra salentina incanta, si prende applausi e complimenti che non consolano Pasquale Borrelli. Una formazione che gioca a memoria, ma che suo malgrado non riesce ad essere pienamente perfetto nei passaggi. Il Casarano è la fotocopia di DIno Bitetto, che all’esordio si porta a casa la vittoria, ma lascia un po’ insoddisfatti gli spettatori che si aspettavano un gioco più fluido e lineare. Per un’ora intera il Gladiator domina il Capozza, perde due uomini per la pesantezza del campo e si fa beffare, poi, da un’incursione laterale di Foggia, che non si trova davanti oppositori. L’attaccante campano non ha pietà dei corregionali e con un cross alto poggia il pallone sulla testa del compagno Russo che punisce Zagari. Prima era stato Mincica a battere il portierino sammaritano su un calcio di punizione degno di una pennellata del Tintoretto. L’amarezza per gli uomini di Borrelli è tanta e poco importa se patron Maci elogia gli avversari con un “nessuno ha mai creato tanto in casa nostra”.

Esordio travolgente per Gigi Squillante sul campo del Brindisi. La sua Gelbison si ritrova a battere la squadra salentina. Una formazione in crisi che costa la panchina a Massimiliano Olivieri. Gelbison padrona dei destini dei tecnici avversari. Fu proprio in occasione della sfida contro i cilentani che lo stesso Squillante, l’anno scorso alla guida del Savoia, enne esonerato. Non un torto voluto, chiaramente, per il tecnico sarnese nei confronti del collega pugliese, ma certamente una grande soddisfazione per l’uomo dei record. Squillante si ritrova a doversi accontentare di un 3-5-2 non suo, ma dal quale riesce a trarre qualcosa che gli appartiene.

Forse un segno del destino, Borrelli-Squillante, allievo e maestro, che si ritrovano ancora una volta legati da una piccolezza tattica. Mente il primo adegua il suo Gladiator ad un innovativo modulo con la difesa a tre dopo aver abbandonato, magari solo temporaneamente il 4-3-3 per adeguarsi ai suoi calciatori e agli infortuni, dall’altra c’è un esterno veterano del calcio che con umiltà si mette a disposizione dei calciatori ereditando un modulo che non gli appartiene e non lo rispecchia, ma decide di non entrare a gamba tesa negli schemi e nella mente dei suoi calciatori.

Tre formazioni che regalano calcio propositivo e che tornano a casa con qualcosa di cui vantarsi. Sorrento Gelvison e Gladiator incanta, razziano in Puglia, seppur a Santa Maria Capua Vetere i nerazzurri tornano leccandosi le ferite di una battaglia sul filo del rasoio fino al 96′ quando proprio il Gladiator sfiora un gol beffardo.