Serie A. Riflessioni sulla stagione calcistica appena finita

La corrente stagione calcistica 2014/2015 ormai è giunta al termine e ora si possono tirare le somme un po’ su tutto. Solitamente sotto la lente di ingrandimento finiscono in primis e soprattutto i traguardi ed i risultati che le squadre hanno raggiunto a seguito dell’ultimo triplice fischio stagionale.. Sotto la lente di ingrandimento non vanno mai altre, troppe cose. Probabilmente ormai il politicamente corretto prende in sopravvento sulla realtà dei fatti, o probabilmente si è talmente abituati che ormai è inutile commentare. Si potrebbe tranquillamente asserire che questa stagione è cominciata davvero male sotto tutti i punti di vista. Infatti, a seguito delle dimissioni di Giancarlo Abete da Presidente della FIGC e del CT della Nazionale Cesare Prandelli, durante la campagna elettorale per il nuovo Presidente di Lega si è avuta già la prima scivolata da non dimenticare. Si parla di Carlo Tavecchio e del suo Opt√¨ Pobbà che da coltivatore di banane è diventato un giocatore della Lazio. Un’uscita infelice, avvenuta in un momento ancora meno felice visto le polemiche post mondiale per i tanti episodi di razzismo nell’occasione del campionato internazionale in Brasile. Forse ancora peggio che questa battuta mal riuscita, è lo scivolo di averlo candidato in quanto non possessore di una fedina penale candida. Molto amico di Claudio Lotito, suo principale sostenitore della candidatura, sembrerebbe che sia un fautore del calcio malato e che sia un po’‚Ķtroppo patriottista per non dire razzista. La sua elezione è stata molto discussa ma alla fine ora è lui il Presidente della Federcalcio. Sarà un caso che, ora, a campionati finiti questa stagione potrebbe essere etichettata come la più paradossale e strana dai tempi della ormai celeberrima Calciopoli? Si potrebbe partire dal rifiuto di non aggiungere la tecnologia in campo, nello specifico l’occhio di falco. Per occhio di falco si intende quel marchingegno in grado di segnalare quando in occasione di un gol, il pallone supera totalmente la linea di porta. Questo mezzo sarebbe stato definito inutile perch√© i casi di gol fantasma in una intera stagione sono veramente pochi. Un’affermazione smentita quasi subito per i primo gol fantasma che hanno condizionato gli andamenti delle partite in cui sono stati presenti. Si contano cinque episodi di gol fantasma: in Udinese-Roma, in Fiorentina-Napoli, in Sassuolo-Milan, ecc. Si potrebbe poi spostare l’attenzione verso le conduzioni arbitrali in generale. In questo caso si potrebbe aprire un capitolo a parte, tutto dipende da come lo si vuol vedere. Malafede o incompetenza? √à difficile capire quale sia la definizione esatta, anche perch√© molti arbitri sono internazionali, il che vuol dire che questi direttori possono arrivare ad arbitrare partite importanti nelle competizioni europee, in questo caso chiaramente si parla degli arbitri di Serie A.

Nelle altre categorie non è molto diversa la situazione, perch√© anche in quelle categorie si risente degli errori. Ovviamente sindacare di un fuorigioco di pochi centimetri sarebbe disumano e da saccenti, perch√© le velocità di azioni, le distanze e tutto il contorno condizionano questi episodi. Il problema è la regola nel dubbio non si sventoli la bandiera e come questa regola viene rispettata. Non c’è alcuna regolarità in questo, perch√© in situazioni identiche i provvedimenti sono diversi. Cos√¨ come per i falli di mano, per le trattenute in area, per le cariche sul portiere. Tante, troppe situazioni equivoche che non fanno altro che aumentare il livello di difficoltà del lavoro arbitrale e di comprensione per gli addetti ai lavori e gli spettatori. L’ex arbitro, ora moviolista, Graziano Cesari assieme al collega ed ex arbitro Luca De Marco, sono soliti mettersi a giudicare l’operato degli arbitri, ma a cosa serve se non per recriminare? Non si può tornare indietro, da una parte giustamente perch√© a parte la questione gol/non gol e gol annullati per falli inesistenti o fuorigioco inesistenti non si può convalidare un qualcosa non sapendo come si sarebbe potuta mettere la partita. Probabilmente è arrivato il momento di revisionare il regolamento e scrivere regole chiare ed inequivocabili togliendo la libera interpretazione dei singoli. Se, però, anche in questo caso ci sono errore macroscopici allora si dovrebbe ben guardare chi si mette alla dirigenza di una partita. Al tempo ci si chiede come sia possibile che questi arbitri cos√¨ insufficientemente preparati vengano inseriti nella lista di coloro che potrebbero avere in mano una finale di Champions League, di Europa League, di un Mondiale o di un Europeo, partite insomma che vanno oltre i tre punti.

Un altro elemento che potrebbe fare discutere non poco, sono i provvedimenti che il giudice sportivo e il procuratore federale danno alle diverse squadre nelle stesse identiche situazioni, ma anche i tempi tecnici in cui queste decisioni arrivano. Il fallimento del Parma ha fatto tanto discutere e continua a far discutere per i modi in cui è arrivato. Non c’è stata la tutela del campionato, n√© quella dei tesserati del Parma stesso a partite dai dipendenti e finendo ai giocatori. I soldi investiti per consentire al Parma di finire il campionato, nonostante il fallimento. Soldi provenienti dalle altre società, cioè le multe pagate dai club, che per tutto il tempo hanno cercato di mantenere i conti apposto. Uno sgambetto non da poco per questi Presidenti tanto diligenti da tenere sotto controllo ogni entra ed uscita del proprio club. Ed è questo lo stesso discorso che si fa per le punizione in UEFA dei club che non rispettano il fair play finanziari indetto da Michael Platini: club che vengono squalificati dalle competizioni europee, squadre che vedono bloccarsi il mercato, ma anche coloro che non ricevono sanzioni ed ancora coloro che davanti a centinaia di milioni l’unica sanzione è la limitazione della lista UEFA ed una multa. Per non parlare poi della classifica fairplay che viene assegnata in base a tanti criteri tra cui il comportamento dei tifosi ed è paradossale come nazioni che hanno criminali e delinquenti mascherati da tifosi ricevano un posto in più per le competizioni.

Provando a trattare anche della Lega Pro, appare evidente il fallimento targato Macalli, ossia quello di un’unica categoria. Un fallimento condito da tante e discutibili decisioni, con sottrazioni di punti a squadre poi restituiti falsando cos√¨ le classifiche. Nel girone C è facile pensare al caso Reggina, data per morta con la forte decurtazione in classifica, che ormai retrocessa vede restituirsi i punti necessari per accedere ai playout, ed infine salvarsi. Per non parlare del deferimento del Matera, per una presunta combine datata maggio 2014, arrivata solo quest’anno. Il processo non è proseguito, il Matera ha disputato regolarmente i plyaoff e probabilmente ila sentenza del Tribunale Federale e del Giudice Sportivo arriveranno nella prossima stagione, si pensa a solo 2 punti di penalizzazione. Non si può quindi non pesare ai fatti degli anni scorsi: Lecce e prima ancora Nocerina. Il club salentino si è visto spedire in Lega Pro per combine (si ricordi il derby Bari-Lecce in cui il Lecce usc√¨ vincente grazie anche ad un autogol di Andrea Masiello, ndr). La seconda, la Nocerina è stata spedita in Lega Dilettanti per i fatti ormai noti del derby tra i rossoneri e la Salernitana. Inutile dire che le domande sorgono spontanee. Sempre in Lega Pro, almeno per le squadre campane, giusto riportare il torto arbitrale subito dalla Juve Stabia che, a fine gara col Bassano, si vede annullare senza spiegazioni valide una rete che avrebbe consentito alle vespe di passare il turno di play off.

Ci sarebbe ancora da parlare anche dell’Avellino, che nella gara d’andata dei play off promozione per la Seria A, si è vista scippare la vittoria, in casa, contro il Bologna. Alla compagine felsinea, infatti, viene regalato un gol a Sansone, in chiara posizione di fuorigioco e non visto sia dall’arbitro che dai suoi assistenti. Una rete che ha avuto un forte peso nell’economia del doppio confronto, una rete tanto discussa specialmente per quel colloquio, Aspetta, aspetta, aspetta, tra il direttore di gara Fabrizio Pasqua e il capitano gialloblù Matuzalem

Cala il sipario su di un’altra stagione calcistica italiana. Ormai sembra inutile recriminare, ma è giusto raccontare di una stagione, durante la quale, oltre ai demeriti sul campo, ci sono stati altri e tanti premi palesemente regalati da infelici decisioni.

Cristina Mariano
Gianfranco Collaro