Scafatese. Gli auguri di Capitan Avino: “Una squadra speciale”

Di Pasquale Formisano

Foto di Francesco Carotenuto

Il 4 Aprile 1922 nasceva la Scafatese Calcio, una signora in giallo e bleu che nell’arco dei decenni, ha vissuto vicende di pari passo con quelle della città di Scafati, legandosi indissolubilmente al suo popolo. Nel giorno del suo novantottesimo compleanno la compagine canarina ha ricevuto, a mezzo social, gli auguri non solo dei tifosi ma anche degli addetti ai lavori, tra cui innumerevoli calciatori del passato, come Mastronicola e Pignatta, artefici dell’ultima salvezza nel campionato di Lega Pro nel 2010.

Noi di Sport Campania abbiamo intervistato l’attuale capitano dei canarini Guido Avino, che ai nostri microfoni ha omaggiato il canarino:

Guido, 98 anni di Scafatese…

“Si tratta di una squadra speciale, con una storia importante e una città sempre pronta a sostenerla anche nei momenti più difficili. La Scafatese è una squadra affascinante anche per questo”.

Cosa vuol dire essere capitano di questa squadra?

“Un orgoglio e un onore, oramai sono anni che vesto questa casacca e posso dire che faccio parte anche io di questa bellissima storia”.

Quali sono stati i momenti più importanti di questi anni in giallobleu?

“Ogni volta che si scende in campo è un giorno speciale. Tra i più belli sicuramente posso ricordare il giorno della Promozione in Eccellenza, a coronamento di una stagione fenomenale. Bello è stato anche il giorno della salvezza ai play out dello scorso Maggio, eravamo una squadra molto forte ma che aveva vissuto giorni difficili; salvarsi e far esplodere il proprio pubblico fu una liberazione”.

A proposito di esultanze: sei solito baciare la maglia dopo un gol…

“Si, perché è una cosa che mi viene dal cuore. L’anno scorso andai a segno contro Virtus Avellino e Valdiano e venne spontaneo baciare il canarino”.

E il tuo gol più bello, invece, qual è?

“Anche questa è una storia molto bella: esordio con la maglia canarina nel campionato di Promozione, ero visto un po’ con diffidenza dai tifosi per il mio passato alla Virtus, ma feci partire un destro che finì all’incrocio dei pali, un gol bellissimo, e tutto si risolse. Da quel momento quella sugli spalti è la mia gente”

Cosa ci si aspetta dal futuro?

“Prima di parlare del futuro bisogna porre un occhio al presente: è un momento molto delicato, soprattutto dentro il campo, perché è in gioco la salute delle persone. Bisogna riuscire a tenere duro, sia adesso che nel momento in cui bisognerà ripartire, capendo che bisognerà farlo prima fuori dal campo. Soltanto dopo si potrà tornare a pensare al calcio”.

Quindi, cosa ti senti di dire alla Scafatese?

“Ancora auguri Scafatese, lunga vita al Canarino”.

 

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