Il rugby femminile è uno dei movimenti che più sta soffrendo la pandemia. Il rinvio dei campionati nazionali, delle qualificazioni ai mondiali e del Sei Nazioni non sta aiutando la crescita del movimento e a dar voce a questa problematica sono le stesse giocatrici che in una diretta del blog “Ragazze nel pallone” raccontano di un episodio degli scorsi giorni, dove molti utenti alla notizia del rinvio del Sei Nazioni femminile hanno commentato con delle frasi tipo:” A noi non interessa” accompagnato da altri tantissimi commenti negativi. Da queste affermazioni nasce il progetto #icare della giocatrice inglese Stef Evans proprio per raccontare come ci siano ancora nel 2021 discriminazioni nei confronti del rugby femminile e di come sia sottovalutato in tutto il pianeta:” Lo spostamento delle date può essere un vantaggio”-afferma la Evans-“ può invogliare i fan del rugby a seguirci e non avere un pubblico diviso come gli anni scorsi, anche se il rugby è uno sport unico e lo sarà per sempre”. Sara Tounesi seconda linea della nazionale italiana e ora giocatrice in Francia aggiunge:”A noi interessa perché dietro ogni allenamento e dietro ogni partita c’è un enorme lavoro e sacrificio. Noi siamo abituati ai commenti ignoranti purtroppo”. Anche se il rugby femminile è un movimento in continua evoluzione, il problema c’è e questa campagna lo dimostra, e il fatto che si dia poco risalto a livello mediatico del bello di questo sport, non aiuta a cambiare queste mentalità rimaste indietro: ”Sto dando un grande contributo a questa campagna ,siamo abituati alle difficoltà, dobbiamo continuare a fare cultura e cercare di influenzare tutte le persone con cui abbiamo contatto”- sostiene Maria Cristina Tonna dirigente del rugby femminile nella FIR e una delle ex giocatrici ad aver contribuito alla nascita del rugby femminile qui in Italia:” sono episodi da condannare il gioco può piacere o meno ma nessuno deve mettere i bastoni tra le ruote. Con gli uomini al nostro fianco che ci supportano sarà una battaglia culturale che vinceremo!”.Il rugby rosa esiste e il pregiudizio può solo chiudere le porte ad un cambiamento, parlarne serve a diffondere il fatto che di questo sport importa eccome.




