Qui Pomigliano. Granata giù, c’è bisogno di coesione. I motivi di un inizio storto

Musi lunghi e morale a terra: c’è bisogno di una scossa in casa Pomi. Come noto, i granata hanno inanellato un filotto di sconfitte consecutive che rischia di compromettere morale, ambiente e stagione: mister Seno è chiamato agli straordinari. Anche ieri, nonostante una prestazione non da buttare con il Savoia schiacciasassi, un impietoso “0” spicca alla voce punti racimolati. Il motivo? Troppo facile riassumere tutto con una superficiale valutazione (negativa) riguardo ambiente (ieri sembrava di giocare a Torre Annunziata), società, staff tecnico e giocatori; la crisi del Pomigliano va oltre e, obiettivamente, anche il fattore sfortuna ha il suo bel ruolo in questo pessimo momento. Non era mai successo, nelle ultime dieci stagioni di D, che il Pomigliano si ritrovasse a secco alla quarta giornata.

Un mercato in incognito – Ad agosto la rosa, nonostante gli addii dei vari Forino e soprattutto Loreto, sembrava essersi rinforzata rispetto alla stagione 2012-13. Arrivano Candrina, Cerchia, Manco, De Micco: le aspettative sulla banda Seno sono alte, c’è chi parla addirittura di Pomigliano possibile outsider nel girone I, per tutti quello “di ferro”. Invece molti “over” hanno un pò deluso: in primis capitan Follera e bomber La Cava hanno fatto le valigie in seguito alla disastrosa trasferta col Torrecuso (che poi ha ingaggiato l’esperto ariete), poi Cerchia, nonostante la fascia di capitano affidatagli da Seno e le responsabilità che ne conseguono, è incappato in un momento no e Candrina, nonostante un background di tutto rispetto, sta facendo rimpiangere Loreto. L’unico che sta sudando la maglia e meritando un plauso è il furetto Manco, ma da solo non può fare miracoli. Gli under, poi, tranne forse Manfrellotti, che a sprazzi da segnali di buone potenzialità, si stanno rivelando troppo timidi e la torta è fatta. Gli ultimi giorni di mercato, poi, hanno portato nella Città dell’Alfa Di Finizio (terzino ambidestro) e Felice Rea (difensore centrale), pomiglianese doc e già in passato bandiera granata. Il settore offensivo, però, è rimasto scoperto, incompleto. Serve un vero vice La Cava.

Un ambiente deluso – Anche la piazza, storicamente vessillo della società granata, sta vivendo un momento di stasi: ieri, ad esempio, c’erano più tifosi ospiti per il Savoia capolista che sostenitori di casa. Pomigliano non può vivere questa scissione: c’è bisogno di un riavvicinamento. Prezzi popolari e campagne di riavvicinamento: queste le uniche vie possibili, Città e squadra devono ritrovare il giusto feeling o si rischia di gettare alle ortiche 93 anni di Storia.
Un calendario terribile – Le prime sei partite, meno quella col Torrecuso (unica partitaccia sotto ogni punto di vista dei ragazzi di Seno) poi, hanno messo i granata difronte a tutte le pretendenti al titolo. Akragas, Cavese, Savoia, Hinterreggio (fuori casa) ed Agropoli rappresentano un tour de force proibitivo per chiunque, specie per chi, al suo campionato, non chiede più di una tranquilla salvezza. Magari, con un calendario più abbordabile, oggi come oggi, la situazione risulterebbe meno tragica. L’unico modo per uscire dal tunnel è rimanere compatti: lo merita Seno, autore di una grande seconda parte di campionato la scorsa stagione, lo merita la dirigenza che nonostante inevitabili errori del caso ha sempre messo in evidenza un grande amore per la maglia e, più di tutti, lo merita la Città e chi, da anni, porta in alto questi colori. Pomigliano non è da Eccellenza.