Qui Pomigliano. Da Torrecuso al Noto, l’analisi sulla ‘resurrezione’ granata

Tutto è bene quel che finisce bene. Ma sia ben chiaro, il verbo in questione è circoscritto al solo inizio-shock del Pomigliano di Seno, prima di parlare di fine delle ostilità e quindi di salvezza bella che ottenuta, di tempo, fatica, sudore, gioie e delusioni, in un campionato livellato,duro ed estenuante come quello di D, ce ne passa. Un dato di fatto tangibile riguarda però la “resurrezione” dei granata, con la vittoria di ieri sul Noto al quinto risultato utile consecutivo. Manca solo la vittoria in trasferta, poi, dopo la prima gara senza subire reti, un altro tabù verrà sfatato. Ma andiamo per gradi…

Perch√© cos√¨ giù? – Mai, negli onesti undici anni di quarta serie, il Pomigliano si era ritrovato, dopo cinque match, ancora al palo e in Città in parecchi (praticamente tutti) storcevano il naso: meglio mandare via Seno e ri-fondare dopo la rifondazione. E scusate il gioco di parole. Si, perch√© il campionato del Pomi è ricominciato da dopo Torrecuso e la conseguente epurazione granata. Ricordate la squadra che, lo scorso anno, riusc√¨ a salvarsi con relativa tranquillità? I più addentrati ricordano e come ma, in determinati frangenti, il beneficio della conoscenza dev’essere bene comune e cos√¨ delucidare non pesa un granch√©: il Pomigliano 2012/13 si fondava su uno zoccolo duro formato da Follera, De Rosa, Panico, La Cava e Loreto. Bene, in barba ai presupposti estivi, che prevedevano una riconferma di gruppo del suddetto “zoccolo”, ad oggi i soli De Rosa e Panico (che pure ha avuto i suoi problemini) si ritrovano in squadra. Colpa di una partenza a rilento, di una gara quasi penosa a Torrecuso e di un appurato bisogno di “nuovo”. Cos√¨, prima di poter definire il vero Pomigliano, capace di regolare consecutivamente Agropoli, Orlandina e Noto (non proprio le ultime arrivate) tra le mura di casa, il buon Seno ha dovuto fare i conti con Cavese, Savoia ed Hinterreggio.

La risalita – E mentre il suo Pomigliano veniva preso a ceffoni, il mercato degli svincolati proponeva volti nuovi. Volti che, in un paio di casi (tre per la precisione, Pesce, Oretti e soprattutto Mimmo Suriano) hanno dato quel pizzico di mordente in più alla banda granata. Partendo dalla terza giornata, il campionato del Pomi sarebbe da play-off: due sconfitte giuste ma tirate con Cavese e Savoia, le vittorie interne di cui sopra ed i due pareggi esterni a Vibo e Ragusa. Peccato, però, che si inizi a contare dalla prima. Il gioco, alla fine, è riuscire a mantenere saldo e coeso tutto l’ambiente, dai giocatori alla dirigenza, passando per staff tecnico, tifosi ed addetti ai lavori. A nostro modesto parere, il Pomigliano dei cinque KO non era esente da colpe n√© da ‘giustificazioni’ (un calendario obiettivamente proibitivo) del caso, ed oggi, non è da vertice. Equilibrio, questo, il segreto, in campo e fuori, che sta regalando un campionato dignitoso a capitan De Rosa e compagni.

La metamorfosi tecnica – Di fronte ad una coerenza societaria (la scelta di non esonerare Seno) che a volte pareva rasentare l’ostinazione, lo staff tecnico ha dimostrato buona poliedricità nelle scelte di campo. La più evidente (e positiva all’economia del gioco pomiglianese) è il cambio modulo. Seno, venturiano doc col suo 4-4-2 con le ali altissime, una volta appurato che, per le qualità dei suoi uomini, il centrocampo a “3” sarebbe stato più consono, ha deciso di cambiare. A farne le spese Manco, titolarissimo largo a sinistra e unica fonte di gioco nella buia notte granata di inizio stagione, ma ad oggi panchinaro di lusso dei vari Pesce o Panico. Questo articolo altro non è che un’asettica radiografia dell’excursus granata, nessuna celebrazione e nessuna condanna. Che il tempo dia ragione al progetto granata.

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