Qui Napoli. Tabù sfatati e primato, ora il nemico è….

Sembra che sia stato il destino a diramare il calendario azzurro. Bologna, Chievo, Atalanta (bestie grigie, più che nere), poi Borussia in Champions e, dulcis in fundo Milan in quella Milano amara da 27 e passa anni. La squadra di Benitez è stata in grado di asfaltare, uno dopo l’altro, tutti i tabù, più o meno storici, della tradizione azzurra. Le prestazioni, poi, sempre rassicuranti: forse la meno brillante è proprio quella di ieri sera con i rossoneri. E allora è impossibile non buttare un occhio, o addirittura due, sulla classifica. Appollaiata con la Roma, in testa, c’è il Napoli (e non stiamo parlando, dopo secoli di dominio nordico, dell’autostrada del sole) a 12 punti su 12 per un tèt-a-tèt che pochi, a fine agosto, si sarebbero aspettati di constatare. I numeri, quindi, lo impongono, il Napoli sta lottando per il vertice: è la vera anti-Juve o, addirittura, per i beniteziani più accaniti, la favorita per la vittoria finale. Il morale è alle stelle, anzi ancora più su, il rischio, ora, è quello di cadere.

Entusiasmo, istruzioni per l’uso – Che il Napoli si stia comportando da grande, è fuori dubbio. Ma da qui a gonfiare il petto e guardare le altre “sorelle” dall’alto, ce ne passa: non dimentichiamoci che, per quanto briosa e spettacolare, la creatura di Don Rafè Benitez ha ancora (come lui ama ricordare) qualche falla, identificabile in amnesie difensive non proprio da top club. E’ vero, si vince segnando un gol in più dell’avversario, ma spesso, analizzando il modus vincendi da un ottica diametralmente opposta alla suddetta, anche incassando un gol in meno; e il Napoli non ha nella solidità difensiva il suo punto di forza, anzi. In cinque gare, tutte brillantemente vinte, il Napoli ha sempre subito almeno un gol, tranne che con Bologna (all’esordio) ed Atalanta e, proprio ieri sera, non fosse stato per un Reina stratosferico ed un Balotelli voglioso ma molto arruffone, le reti incassate sarebbero state ancora di più. Il modo più incline agli azzurri di non prenderle è essere nella metà campo avversaria, teorema tanto affascinante quanto quasi elementare di zemaniana memoria. Ma non è sempre facile giocare 90′ all’attacco, difronte ci sono anche gli avversari di turno. E se questi si chiamano Moscardelli (non a caso citiamo una bestia nera dell’era Mazzarri) è un conto, se questi sono Lewandowski, Balotelli o in futuro Tevez, Ramsey o chi per essi, è un altro. Il rischio è quello di chiudere gli occhi sulle imperfezioni, salvo poi crollare inesorabilmente al momento che queste comportino una non vittoria: c’è bisogno di equilibrio anche in questo senso.

A.A.A. Equilibrio cercasi – La verità è che questo Napoli ha tutte le potenzialità per riportare, dopo 23 anni e passa, lo scudetto in Campania. Questo può essere l’anno buono, ma fomentare pressioni e tensione per una squadra che rinasce dopo la fine di un importante ciclo può voler dire suicidio. Il Napoli ha bisogno di tempo e tanta tranquillità per assimilare in toto il Benitez-pensiero ed imparare a gestire da grande squadra risultati anche striminziti. Il cammino, per quanto lungo, non risulta essere poi chissà quanto tortuoso: le basi sono ottime. Se poi, a tutti i fattori fisici, tecnici e mentali, mettiamo in conto che il buon Aurelio De Laurentiis può, in caso di lotta ancora accesa a gennaio, mettere mani al tesoretto per il mercato e regalare a Don Rafè un top, magari a centrocampo, allora sognare è superfluo, meglio vivere, a questo punto, di rosee realtà.

Foto: Saso Arts Design

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