Qui Napoli. Munnezza, colera, arbitri ed altalene: il difficile lunedì del napoletano

Perdere per 3-0 e, per giunta, per mano di quella tanto odiata (e forte) Juventus, non è mai facile da digerire. Perdere per 3-0 e ricevere il solito torto arbitrale, per antonomasia il marchio di fabbrica (o ritenuto tale) delle sfide a quella tanto odiata Juventus, poi, ha quel retrogusto amaro dei flash-back/traumi di qualche campionato fa. “Ci avete derubato! E’ stato il furto più veloce della storia del Calcio!” Vale la pena appigliarsi ai soliti dogmi? Personalmente, crediamo di no. Se uno è international, lo è anche quando si perde.

Diario di una trasferta difficile – Churchill diceva che gli italiani sono un popolo strano: affrontano le partite di calcio come fossero guerre e viceversa. Dati i risultati (molte più vittorie in ambito calcistico che bellico) forse il vecchio Winston aveva ragione. Gli italiani sono un popolo “esagerato”, fuori dalle righe. La massima espressione della tricolor-esagerazione, poi, ha risvolti azzurri, partenopei. Fino alle 20.45, sembrava che un intero popolo stesse aspettando notizie dal fronte. Va bene che il calcio è la più seria tra le cose non serie, ma stiamo pur sempre parlando di un gioco. E per quanto l’esagerazione abbia risvolti azzurri, spesso assume tinte ben più cupe, colorandosi (come ieri) di nero (soprattutto) e bianco. Dovessimo stare alle tesi delle più estremiste (per riallacciarci ai discorsi di cui sopra) risulterebbe che Juventus: Napoli=ladri: colerosi. Ma di che stiamo parlando? Forse il tempo andrebbe impiegato in cose più serie, maledetta crisi e conseguente disoccupazione. Chiusa la triste parentesi sul contorno, preferiamo, con ovvietà di causa, passare al primo piatto, quello che ha decretato il campo.

Juventus più forte nei singoli – Il gol di Llorente era in fuorigioco e il fallo in attacco di Higuain su Ogbonna era, in realtà, rigore in favore del Napoli. Avesse visto bene Rocchi ieri sera, probabilmente, staremmo qui a parlare di un’altra partita. Ma, visto che la partita vista è quella “macchiata” dall’errore iniziale del fischietto fiorentino, c’è da ammettere che la Juventus ha meritato la vittoria. Forse il 3-0 è un risultato troppo rotondo, dato che in più di un’occasione il Napoli ha avuto la chance per acciuffare la banda Conte (lamentoso quantomai), ma quando giochi fuoriclasse del calibro di Andrea Pirlo o Paul Pogba può capitare, a volte, di dover fare chapeau. E chiunque ami il calcio non può che togliersi il cappello dinanzi alle due prodezze appena citate.

La prestazione azzurra – Il bilancio della gara di ieri sera è quantomai altalenante. Inizio da horror, oltre all’errore di Rocchi, di cui non parleremo più, il Napoli ha pagato un approccio al match troppo timido. Se vai a casa della Vecchia Signora, il suo centenario carisma può inibirti: meglio essere sfrontati che darle agio di poter fare la voce grossa. Intorno al 25′, poi la gara si è equilibrata: meglio il Napoli, ma la Juve sapeva essere molto pericolosa al momento di ripartire. Per fortuna che c’è Reina. La ripresa sembra l’alba di una rimonta per il popolo azzurro, ma se sei a casa della Vecchia Signora e non dimostri carattere, lei, alla prima occasione buona ti castiga. E cos√¨ Pirlo su punizione disegna la parabola perfetta del 2-0. Gara finita, ergo quasi: c’è ancora tempo per il controllo volante e la sassata di Pogba. Che “mazziata”!

Serenità – Parafrasando il primo Lucio Battisti, che parlava (emulato dall’ultimo Vasco) di “felicità”, che “ho perso ieri ed oggi ti ritrovo già”, seguire le orme del prematuramente scomparso padre della musica italiana sarebbe il meglio per il prosieguo della stagione azzurra e del corretto funzionamento delle coronarie dei tifosi. E scendiamo da ‘sta altalena! Cominciamo a guardare con obiettività alla realtà dei fatti: il Napoli è una grandissima squadra, tra le tre più forti in Italia ed al passo (dati alla mano) di compagini europee dal pedigree ben più internazionale di Maggio e compagni. Non eravamo il Bar√ßa di Ronaldinho, Messi e Iniesta ieri, non siamo il Como di Vincenzo Chianese oggi. Un pizzico di equilibrio: la stagione è ancora lunga e Benitez lo insegna, dietro un 3-0 (Maldini, Crespo, Crespo) a sfavore, a volte può nascondersi la più bella delle emozioni.

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