Qui Napoli. Il day after tra volti nuovi, fuochi d’artificio e calcio “real”

Triplice fischio di De Marco e un boato quasi orgasmico abbraccia il San Paolo. Siamo grandi, questo Napoli lo è. Come, d’altronde, mettere in dubbio tale tesi quando in campo ci sono due campioni d’Europa e del Mondo, un portiere che ha vinto la Champions, un esterno alto ex Real, il Pipita Higuain al centro dell’attacco e quell’infinito Marek Hamsik a danzare tra le linee avversarie? Siamo grandi. E’ un dato di fatto, specie se a trainare questi buoi di origine controllata c’è mastro Benitez. Tra l’essere grandi e l’essere vincenti, però, ce ne passa e il rischio di sbalzi d’umore, dopo una gara perfetta come quella di ieri, è all’ordine del giorno: da sempre terra di calore e passione, Napoli vive di grandi emozioni e conseguenti sbalzi d’umore. Sovente accade di assistere a metamorfosi totali di un tifo molto esigente ed appassionato, critico ed innamorato. La piazza è stata abituata a “non parlare di… scudetto”, ma quest’anno cambia tutto: via la difesa a tre (che in effetti sarebbe più giusto definire a cinque), via le finalizzazioni egemoniche del Matador Cavani, via il prudente Mazzarri e la sua “censura” tricolore… Spazio a gioco, amore, e soprattutto fantasia. E allora ecco giocatori stranieri, che fino a ieri erano considerati inadatti ad un campionato tattico come quello nostrano, ecco un tecnico che, pur avendo vinto di tutto e di più, ha vissuto, proprio in Italia, una delle stagioni più cupe (ergo meno luminose, data la vittoria del Mondiale per club) della sua gloriosa carriera, ecco le maglie mimetiche ed i calciatori che non si nascondo più dietro un “il secondo posto è il nostro scudetto”; ecco le cheerleaders (fischiate dalle curve) e i fuochi d’artificio, ecco la voglia di cambiare, migliorarsi.

La gara di ieri ci ha mostrato un Napoli nuovo, più propositivo e predisposto al gioco (e talvolta, quindi, anche all’errore di misura), più divertente e imprevedibile, in poche parole un Napoli migliore di quello che eravamo abituati ad ammirare (mai cancellare le comunque strepitose stagioni passate) fino allo scorso maggio. Il fatto che l’avversario fosse proprio quel Bologna di Konè e Moscardelli, poi, è un palese regalo del Destino, che sembra aver aperto gli occhi ai napoletani: molto spesso vince anche chi, al di là di peripezie tattiche e sotterfugi psicologico-motivazionali, riesce a giocare al calcio meglio dell’avversario di turno. E’ il caso del Napoli visto ieri. Ma dove può arrivare questo Ciuccio cos√¨ “real”? Di sicuro lontano ma, prima di salire sulla giostra dell’euforia, bisognerà attendere qualche altro match affinch√© da “real” si arrivi ad un Napoli reale, concreto, vero. Se il buon giorno si vede dal mattino e questi ha l’oro in bocca, volare con la mente non costa nulla e anzi, è quasi un obbligo. Ma ricordiamo Icaro, le sue ali si sciolsero al sole e la sua potenziale prodezza si mutò nella più pacchiana delle gaffes: lungi da noi fare la sua stessa fine.

L’unica risposta ai tanti, cervellotici quesiti dei milioni di anime azzurre è il tempo, condito da una buona dose di fiducia. In una stagione cos√¨ densa assaggeremo di tutto: dal dolce delle notturne come quella di ieri, all’ amaro (si spera, ovviamente, di guastarsi la bocca il meno possibile) delle gare chiuse sui campi di periferia, dal fresco sapore delle notti Champions, all’ansiolitico retrogusto delle gare da rincorrere. Ce n’è per tutti i gusti. E allora che fare? Sperare. Sperare in un Napoli fortunato e bello, in una Juve meno spietata degli scorsi anni, in una sorte (ci riferiamo ad esempio agli infortuni) cortese, in uno scudetto che manca ormai da troppo. Perch√© oggi, 26 agosto 2013, non è più proibito parlare di tricolore, e allora via: bando alle ciance, c’è da sognare e chissà che la prestazione di ieri sera non abbia convinto il patron (che ieri ha ufficializzato l’acquisto di Duvan Zapata) ad investire su un ultimo big, magari quel Mascherano tanto caro a Don Rafè.

Foto: www.sscnapoli.it

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