Qui Napoli. Il coraggio di Benitez e la mentalità vincente: sognare è d’obbligo

La vittoria del coraggio. Per quanto di misura (merito di un Andujar in buona forma e di un’offensiva azzurra quanto mai poco cinica) la vittoria del San Paolo lascia non pochi motivi per leccarsi i baffi e sfregarsi le mani. In primis perch√© arrivata contro un Catania s√¨ in crisi, ma con il brio di chi vuole riscattarsi ed ha cambiato da poco la guida tecnica, in secundis perch√© vincere cambiando sistematicamente l’undici di partenza non è mai facile. Mazzarri docet.

Tra passato prossimo e futuristico presente – Ma, per quanto il tecnico di San Vincenzo, controverso personaggio comunque rimasto nei cuori di un pò tutto l’ambiente partenopeo, sia una voce ”pesante” e dica indubbiamente cose sensate, il nuovo allenatore, che viene decisamente da più lontano, ci ha dimostrato che le cose cambiano, ergo change happens (per rimanere in tema internazionale). Rafa Benitez da Madrid ha avuto ragione anche ieri sera: quando lavori bene, cambiando gli addendi (in questo caso i giocatori) il risultato (in questo caso la vittoria, curiosamente sempre per 2-1) non cambia.

Le chiavi di lettura – Una delle più palesi è di sicuro la bocciatura di capitan Cannavaro, unico elemento ridimensionato dall’arrivo del tecnico iberico. Per quanto a parole le parti esorcizzino (o per lo meno ci provano) un “caso-Cannavaro”, la realtà dei fatti ha dimostrato che, a volte, “il calcio è bugia”, per citare una recente massima di Don Rafè. Al minuto 5, infatti, l’infortunio di Mesto avrebbe fatto scommettere chiunque sull’ingresso di Cannavaro, tra l’altro dato titolare dalla stragrande maggioranza delle testate sportive, ma, come spesso accade, Benitez ha ancora sorpreso. E allora importa poco il tuo cognome: spazio ad Uvini, allegro difensore centrale della Nazionale Olimpica brasiliana, mai impiegato prima in campionato. Relativo il fatto che il buon Bruno, adattato a terzino, non abbia giocato una grandissima partita: vincendo Benitez ha avuto ancora ragione. Fa male dirlo, ma il napoletano del Napoli, quel Paolone tanto partenopeo a tal punto da ‘retrocedere’ in B pur di giocare per i colori della sua Città, sembra pronto con le valigie in mano. Au revoir, capitan. Ma chissà che, tornando al futuro prossimo, Benitez non sorprenda tutti e lo schieri titolare mercoled√¨ col Marsiglia.

Dalla cintola… in su! – La gara del San Paolo, tornando al calcio giocato, è stata una prova di maturità e capacità di centellinare le preziose energie di questa rosa. In poche parole, la mentalità c’è e come. Dopo le fatiche difensive di Firenze, ecco una gara dove sudare sette camicie sarebbe stato oltremodo esagerato. Meglio lasciare giocare anche gli avversari, salvo poi sfruttare ogni minimo spazio da loro lasciato e castigarli con le qualità (in questo caso gli eurogol mancini di Callejon ed Hamsik) superiori dell’undici azzurro. Il Napoli non è il Barcellona e il suo gioco, più che iberico, è un ibrido quasi perfetto tra le bollicine made in Spain e la fase passiva tipicamente italiana. Modo migliore di valorizzare questa rosa forse non esiste. Dalla cintola in su, poi, c’è cos√¨ tanta qualità da rendere appurabile anche al più profano del gioco del calcio che, se gli azzurri si affacciano nella trequarti avversaria, possono arrivare con relativa tranquillità alla finalizzazione.

Napoli europea – Poco conta se una sorta di dolorosa cernita tra campionato e Champions potrebbe consentire al Napoli di “concentrarsi” su una sola competizione: la Benitez-band ha imparato dal suo direttore d’orchestra che, musichetta della Champions o meno, bisogna sempre essere sul pezzo. E allora poco conta se di fronte hai Marsiglia, Toro, Fiorentina o Catania: l’importante è ruotare, correre, macinare gioco, adattarsi e tenere sempre alta l’attenzione, in poche parole: vincere. Prima o poi anche la Roma abbasserà la cresta.

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