Paganese. Riforma campionati, Raiola e Accardi in coro: “Molto improbabile, ma serebbe prematuro parlarne ora”

Dopo la divulgazione della proposta di Caiata, presidente del Potenza, da parte di Sportitalia, secondo cui la sua riforma sarebbe al vaglio della Federcalcio, è iniziata una forte discussione sulle criticità e le conseguenze in caso di approvazione. Dinamiche rientrerebbero nella sfera di interesse di squadre di Serie C che, con molta probabilità, si troverebbero a giocare un campionato non più professionistico, ma bensì dilettantistico.

Sull’argomento è interevenuta la Paganese con l’amministratore unico Filippo Raiola e il direttore sportivo Guglielmo Accardi, che attraverso le colonne di Metropolis spiegano la posizione della società azzurro stellata.

“Dobbiamo aspettare il vertice, dove si discuterà sul da farsi”. – Che prosegue – “Questa della serie C trasformata in calcio dilettante, non credo sia una proposta di cui discutere adesso, perchè dobbiamo decidere se continuare o non continuare la stagione. Il protocollo non è attuabile, mi spiego, se io devo andare in trasferta per pochi chilometri, devo utilizzare il pullman? O mandare i calciatori con le proprie auto? Poi lo spogliatoio non sarà mai singolo e nemmeno grandissimo, il distanziamento non ci sarà” – poi aggiunge – “Per altre questioni si dovrà parlare dopo aver preso una decisione sull’interrogativo se ripartire oppure no. Attualmente i presidenti pensano alle loro aziende”. – Riforma del campionato, favorevole o contrario? – “Non saprei a dire il vero, perchè attualmente, ripeto, non credo si stia parlando della proposta in concreto, ma più che altro della cassa integrazione per alleggerire la pressione fiscale, visto il temporeggiamento da parte degli sponsor. Penso che questa sia una proposta o meglio solo una notizia avanzata da Sportitalia”. – Infine, un messaggio agli addetti ai lavori  – “Se tutti gli addetti ai lavori si mettessero nei panni dei presidenti, cambierebbero idea sulla ripartenza”.

Accardi è sulla stessa linea di pensiero di Raiola – “Questa riforma credi che sia molto improbabile, non ne capisco neanche i criteri per stabilire chi debba essere promosso o meno. Sembra buttata lì senza convinzione e senza sostanza. Una riforma del calcio, sicuramente dovrà esserci, ma dovrà essere voluta e costruita con criteri chiari, con logica. Bisognerà aspettare la fine dell’emergenza per poter pensare a cambiare il calcio, non di certo farlo così, in fretta. Il calcio dev’essere cambiato, sicuramente. Si dovrà parlare della defiscalizzazione, riduzione del numero di professionismo, il credito d’imposta. Io credo che il professionismo ha bisogno di tre categorie. La Serie C è sempre stata una categoria in cui si fanno crescere i giovani, ma anche per i calciatori, cosiddetti, di categoria. C’è un problema di costi, sicuramente, ma nessuna delle proposte ipotizzate fino ad ora vede una degradazione della categoria. Sarebbe certamente un peccato perchè questa C è composta piazze e squadre con storia e una riforma di questo tipo andrebbe a ridurre ed escludere questi club. Sarebbe mortificante”. – Il discorso della riforma prosegue e il ds è sicuro – “Non si può iniziare una riforma così dal nulla. Ha bisogno di essere annunciata, presentata e uno o due anni di transizione. Dopo un’emergenza sanitaria dobbiamo vedere quante saranno effettivamente le società pronte a ripartire”. – Infine, sui diritti tv – “Questo è un altro punto di cui discutere, ma potremmo parlare anche dello status dei calciatori, i contratti pluriennali dei calciatori, i criteri con cui si decide chi dovrà essere promosso o altro. Queste sono solo alcune delle tante situazioni di cui si deve parlare, questo dico che è una proposta buttata lì, senza struttura da parte di chi pensa di dare un contributo. Noi aspettiamo i vertici della FIGC, sperando che lavorino nel modo giusto”.