Oggi trent’anni fa dicevamo addio a Gaetano Scirea: la classe applicata al calcio

Esattamente trent’anni fa, il 3 settembre 1989, dicevamo addio a Gaetano Scirea. Difensore, o meglio libero, libero con la l maiuscola della Juventus e della Nazionale campione del mondo a Spagna 1982, Gaetano Scirea era, √©, simbolo di correttezza, di classe applicata al calcio e di una intelligenza calcistica al di fuori dalla norma.

Quel 3 settembre Scirea si era ritirato dal calcio giocato da appena un anno, era di ritorno da Babsk (Polonia) dove aveva seguito da vicino, in qualitá di secondo allenatore, il Gornik, squadra che i bianconeri avrebbero da lí a poco affrontato in Coppa Uefa, quando fú coinvolto in un atroce incidente stradale.

Aveva 36 anni ed oggi √© giusto ed importante ricordarlo, perchè lui, oltre ad essere emblema della juventinit√°, è stato un innovatore, un punto di riferimento, un concentrato di correttezza e signorilit√°.
Facciamo un resoconto di quello che Gaetano Scirea è stato in campo.
In 624 presenze fra tutte le competizioni Gaetano Scirea non venne mai espulso, mai un rosso ricevuto. Un dato da stropicciarsi gli occhi si. Ma guardandolo giocare ci si accorgeva che il suo modo di giocare era diverso da tutti gli altri compagni di reparto: pulito, mai azzardato, per nulla vittima di “colpi di testa”.

Gaetano Scirea era un leader silenzioso, un uomo prima e poi un calciatore d’altri tempi. Non sprecava parole nè piazzava mai dichiarazioni fuori posto quando veniva chiamato in causa. Inoltre, il 6 bianconero era un vincente in campo, ha un palmares pazzesco con i 7 scudetti, le 2 Coppe Italia, la Coppa dei Campioni del 1985, il Mondiale con la Nazionale.

Scirea ha vinto tutto!

Gaetano Scirea è ricordato come icona di signorilità e correttezza. Oggi, in occasione dell’anniversario, è stato omaggiato dalla societ√° bianconera con una mostra allo Juventus museum; bianconeri che nel 2014 scrissero di lui come un “fuoriclasse raro e inarrivabile. Per la raffinata eleganza con cui stava in campo e per l’educazione e l’onestà con cui stava in campo”.

Avrebbero dovuto vederlo tutti con il pallone fra i piedi, avrebbero dovuto vedere tutti come faceva della classe e del calcio un tutt’uno.

Riposa in pace Gaetano.