Nardò-Gelbison 3-0. Trasferta da dimenticare: pioggia, furbizia e vento condannano i cilentani

Nardò-Gelbison sarò una trasferta da dimenticare per Gigi Squillante e i suoi. Condizioni meteo avverse, che sono andate poi peggiorando nella ripresa. Un campo complicato su cui giocare, già nelle migliori condizioni atmosferiche, ma con vento e pioggia che l’hanno reso ai limiti della praticabilità diventa tutto ancor più complicato.

Il Nardò aveva voglia di riscatto e lo ha dimostrato. Nel primo tempo meglio la Gelbison, ma è una gara maschia che si consuma per lo più nel centrocampo, con poche, pochissimi azioni degne di nota. Gelbison che non riesce a tenere a freno i tori di Antonio Foglia Manzillo, fisica e ostica specie sulle seconde palle, dove i cilentani arrivano sempre troppo molli rispetto alla squadra di casa. Solo un paio di occasioni per la Gelbison che spreca clamorosamente una palla a pochi passi da Mirarco. Nel secondo tempo cambia tutto e si mette in discesa per la formazione di casa.

Al 6′ arriva il gol dalla lunghissima distanza di Luigi Calemme, che direttamente su calcio di punizione da 40 metri mette a sedere Bernardino Agostino che non sembra particolarmente in giornata. Il Nardò sulla galvanizzazione del vantaggio e con la spinta dei tifosi presenti al Giovanni Paolo II gioca sul velluto, anche perchè non ha particolarmente voglia di costruire palla a terra, ma si muove su palle lunghe. La Gelbison dovrebbe seguirne l’esempio, ma mentre Squillante si sgola chiamando un non gioco che lui stesso non ama, in campo i suoi ragazzi provano comunque a mettere in scena un fraseggio complicato e che man mano diventa impossibile.

Dalla parte del Nardò c’è anche il vento che spira più forte da destra a sinistra, andando a facilitare il compito nello spazzare l’area, ma anche quello di imbastire azioni e mettere in difficoltà D’Agostino. In pochi minuti arriva anche il raddoppio, al 17′ con Centonze che su azione convulsa trova lo spazio per andare a insaccare. Male la difesa che non marca a uomo uno dei più pericolosi giocatori del Nardò, ma al contrario lo perdono dalla marcatura e permettono il tiro in porta.

Con il passare dei minuti, le condizioni sia del tempo che del campo vanno sempre più a peggiorare. Pioggia torrenziale nel cuore del Salento, che crea pozzanghere e fanghiglia sul manto erboso del Giovanni Paolo II. La Gelbison è disordinata in mezzo al campo, sia per aver totalmente perso le redini del gioco, sia per la difficoltà di muovere il pallone. Il giro di sostituzioni serve a poco a Squillante, che non sa dove mettere le mani per migliorare e arginare il Nardò, Squadra leggera nei contrasti e nella fisicità, la Gelbison è totalmente in balia degli avversari che affamati di riscatto corrono nel fango come di fronte alla via d’uscita in un vicolo pericoloso.

Il campo è sempre più pesante, la Gelbison prova a spazzare, senza particolare successo, sono i falli, però, ma peggiorare la situazione, anche perchè mette Calemme in condizioni di andare nuovamente al gol. Il risultato, però, cambia solo al 95′, quando come un coniglio dal cilindro Mirarco entra nella storia e sigla un gol dal rinvio. Una marcatura nella storia, ma anche un pugno nello stomaco per Squillante, D’Agostino e per lo stesso Mirarco che nonostante la marcatura non si lascia ad esultanze sfrenate. Tutt’altro, in piena intimità di spogliatoio il calciatore è andato a chiedere scusa al collega dell’altra squadra. A facilitare il gol ovviamente la posizione di D’Agostino, troppo fuori i pali, ma anche il vento che ha accelerato la traiettoria del pallone.

Dal nostro inviato allo Stadio Giovanni Paolo II
Cristina Mariano