“Ancelotti si, Ancelotti no”, “Con Sarri c’era il bel gioco”, “Ancelotti valorizza la rosa”, “Sarri faceva giocare sempre gli stessi”. Pensieri, frasi, che hanno spaccato in due i tifosi napoletani facendo sa sottofondo per l’intera stagione degli azzurri. Il partito sarrista, che ha iniziato ad amarlo col tempo, diventato un vero e proprio schieramento spera e pensa sempre ad un suo ritorno, del resto certi amori non tramontano mai, mentre quello ancelottiano, più piccolo e meno ruomoroso, fa i conti con la prima stagione dell’amato tecnico emiliano.
ESORDIO A CONFRONTO – Nel corso della stagione sono stati fatti tantissimi paragoni tra i due allenatori, facendo talvolta grossolani errori di valutazione, paragonando l’ultima esperienza di Sarri alla prima di Ancelotti. A mio avviso, andrebbero prese in esame le prime annate di entrambi, quindi per il tecnico tecnico toscano si parla della stagione 2015/2016, mentre per l’ex Milan e Real Madrid (per dirne un paio, ndr) della stagione appena conclusasi. Sarri arriva sulla panchina del Napoli, raccogliendo l’eredità di una contestata gestione Benitez (che però ha portato due trofei al Napoli, ndr), impostando un gioco più pimpante e propositivo basato sul palleggio e possesso palla, rivitalizzando alcuni giocatori che sembravano in procinto di salutare la piazza, vedi Marek Hamsik, e valorizzando la figura di Lorenzo Insigne. Diversamente, Ancelotti arriva alla guida degli azzurri proprio al termine del cilco sarriano, dove ha incentrato il suo lavoro prettamente sulla valorizzazione dell’intera rosa, cosa mai fatta dal suo predecessore, aprendo quindi un nuovo ciclo. Un fattore che differenzia i due allenatori è proprio il primo anno di gestione dove sono arrivate 25 vittorie, 7 pareggi e 6 sconfitte in 38 partite di campionato per il primo, 24 vittorie, 7 pareggi e 7 sconfitte per il secondo. Forse paragonare le rose sarebbe una forzatura, ma nella prima annata di Sarri ci fu il record di 36 reti messe a segno da Higuain. Fattore comune è l’arrivo a Napoli, accolto da qualcuno con tanto scetticismo, per Sarri il problema era la poca esperienza in A, mentre per Ancelotti gli è stata affidiata l’etichetta di allenatore in pensione. Fatto sta che entrambi gli allenatori hanno fatto il quasi il medesimo percorso all’esordio sulla panchina azzurra (la differenza è di tre punti, ndr), ma per Ancelotti potrà parlare il tempo, mentre il toscano dal cuore napoletano è entrato già nella storia della squadra che fu del “D10S” Diego Armando Maradona.
Tutto questo perchè? Poche statistiche, tanti “fatti”, per ora Sarri resta in vantaggio nel cuore dei tifosi, col tempo la piazza azzurra inizierà ad amare anche Carlo Ancelotti, che nella sua carriera “qualcosina” è riuscita a metterla nel proprio palmares e magari, prima del suo tanto decantato ritiro, riuscirà portare qualche gioia anche ai tifosi partenopei. Lo speriamo, ci crediamo, la squadra si sta man mano ricostruendo e plasmando sotto la nuova guida, ma del doman non v’è certezza.
Gianfranco Collaro




