Napoli. Quando Diego fece urlare una città intera

E’ la sera del 1 settembre 1990, c’è un caldo afoso e la città si scopre ancor più rovente a Fuorigrotta, nei pressi dello stadio San Paolo, dove il Napoli campione d’Italia attende una Juventus vincitrice (soltanto!) della Coppa Italia. I bianconeri con Tacconi, Baggio e Schillaci, che si è reso protagonista delle Notti magiche di Italia ’90, si presentano al cospetto dell’ultimo Napoli di Maradona.
Si gioca la Supercoppa Italiana, trofeo che sembra, almeno all’epoca, esistere apposta per ricordare a Napoli e a tutti i partenopei che, grazie al Pibe de Oro, tra Napoli e Juve i più forti sono gli azzurri.
Per il popolo calcistico partenopeo fu una sorta di occasione concessa, una volta tanto, anche a chi di solito si sente bistrattato, a sud delle decisioni che contano, a meridione delle stanze dove si decide e lontano dalle federazioni…..
Il calcio italiano permetteva al Napoli di certificare la superiorità calcistica acquisita negli anni di Diego; e benvenuto, quindi, a questo trofeo strano, al limite dell’amichevole, purchè serva a far chiaro una volta ancora chi è il più forte.
La rete del Divin Codino, al 39′, serv√¨ solo a ridurre le distanze dai goal di Silenzi e Careca, ancora in rete di l√¨ a poco per la personale doppietta, ed ai quali si aggiunse la segnatura di Crippa per il definitivo 5-1.
La storia dona accelerazioni positive, affermazioni di carattere, e sancisce pesi e misure di valore, come in questo caso; ma spesso raggiunge il culmine per poi invertire la tendenza, ed impattare contro l’inevitabile, il caso, la sorte o le vicende umane e sportive.
Quel trofeo, non a caso portato a casa anche grazie all’opera di importanti gregari, fu l’ultima gioia dell’era Maradona, la cui carriera con la casacca azzurra finirà il 17 marzo 1991, al termine di un Napoli-Bari in cui Diego risultò positivo alla cocaina, che tutti sappiamo non aver mai assunto per migliorare il suo rendimento sportivo, anzi….
A chi ricorda lo sguardo smarrito di un re decaduto, quando insultato e spintonato fu sottratto alla folla, e lo stesso sguardo di quando ignaro di tutto (o quasi) diede fiducioso la mano alla infermiera che, nel 1994, durante i mondiali della rinascita, lo ricollocò nel girone dei maledetti del calcio (per una punizione eccessiva ai limiti del ridicolo, riesaminata oggi….) quella partita, quella Supercoppa, lascia un altro sapore.
Piace riviverla con la consapevolezza che, forse, quella partita, con i suoi gregari, le sue cifre quasi tennistiche, la sua grazia maestosa, fu l’atto di rispetto e di omaggio di Napoli a Diego Maradona, e non viceversa….
Fu un saluto, malinconico, potente, altisonante e timido al contempo, come solo i saluti alla fine dei grandi amori sanno e possono essere.
Oggi, grazie all’iniziativa de La Gazzetta dello Sport con la collana di DVD MARADONA Non sarò mai un uomo comune che racconta tutta la vita del Pibe de Oro, dagli esordi in Argentina, ai primi anni con il Napoli, allo storico primo scudetto, al trionfo di Messico ’86, con tutti i successi e le cadute del più grande calciatore di tutti i tempi, noi riviviamo anche quelle sensazioni, quell’aria, ed il senso di un congedo consegnato ai gesti atletici di uomini come Silenzi, Crippa, ed altri, che oggi, grazie a quell’incontro, vivono nella memoria dei tifosi; e brillano di luce riflessa (per l’eterno astro Diego); e di luce propria, nel ricordo di un gol e di un addio.

 

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